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	<title>Massimiliano CarocciMassimiliano Carocci &#187; redenzione</title>
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		<title>Flamin&#8217; Groovies</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2015 13:20:21 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2015/07/FlaminGroovies.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-384" title="Flamin'Groovies" src="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2015/07/FlaminGroovies.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><span style="color: #000000;">È capitato a tutti, credo, di pronunciare almeno una volta la triste frase “meritava di più”, riferita ad un amico, un artista, magari un giocatore. S’intende sottolineare una sorte infelice, quella data dal talento non supportato dalla fortuna che avrebbe meritato. I Flamin’ Groovies nella loro cinquantennale carriera hanno affrontato spesso gli strali dell’avverso destino. Cambi di formazioni, abbandoni, rifiuti, insuccessi, problemi di droga. Nati e cresciuti nel floridissimo giardino della San Francisco anni ’60 erano però fiori diversi, emanavano da subito aromi particolari. Mentre Grateful Dead, Jefferson Airplane, Big Brother &amp; The Holding Company, Quicksilver Messenger Service e Moby Grape </span><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;"> </span><span style="color: #000000;">scivolavano tra psichedelica e blues, i Groovies &#8211; ammantati dalla fluidità compositiva di Cyril Jordan &#8211; si abbeveravano alle radici del rock anni ’50 di Chuck Berry e Little Richard, nell’eco di Beatles e Stones.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E dunque mentre quei gruppi saltavano sul treno del futuro – o meglio, lo conducevano a forza di sperimentazione e potenza, generando anche, nel caso dei Dead, una sorta di società libertaria itinerante – i Groovies si cimentavano con il duro ruolo degl’incompresi. Con le loro giacche di pelle scura, gli occhiali da sole, gli stivali da teddy boys incarnavano alla perfezione l’anima più dura del rock e della ribellione giovanile – la libertà del non avere niente, o molto poco, di vivere con difficoltà della propria arte. E così hanno proseguito, senza lamentarsi o tradirsi, apprezzati e rispettati da colleghi e critici, guadagnandosi col tempo anche un discreto pubblico, soprattutto in Europa. All’interno del grande circo del rock decaduto spesso nel narcisismo glam, i loro spettacoli detenevano la concretezza primordiale della rivolta &#8211; estetica, esistenziale – e la maestria vera di essere duri, diretti, puri e insieme semplici. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">L’ingresso nel ’71 di Chris Wilson apportò maggiori dolcezze melodiche, sull’esempio dei Byrds, ma anche, grazie alla sua voce più elastica ed eclettica, possibilità di strigliate in stile Jerry Lee Lewis. Il basso incombente di George Alexander completava una front-line di tutto rispetto. </span><em><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">Shake some action </span></em><span style="color: #000000;">del ’76, all’alba del punk, la loro miglior creazione ed il maggior successo. Da lì in poi, ottimi concerti, molti chilometri ai margini del grande business, e quindi pochi soldi. Infine, stanchi e delusi, l’abbandono del sogno e il ritiro.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Fino ad oggi, “reunion and farewell tour”, ovvero tour di riunione e insieme d’addio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Quando vedo salire i tre eroi sul palco, ormai settantenni, accompagnati da un giovane batterista, non posso che gioire. Sono affabili e sorridenti, sembrano felici e dimostrano subito di essere pronti. Colore più diffuso il nero, Cyril Jordan anche con gli stivali. Giusto un ringraziamento veloce al pubblico italiano e si parte. Dal primo accordo sono una bomba di potenza, educazione e dolcezza. </span><em><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">I can’t hide</span></em><span style="color: #000000;"> ci scalda subito lasciando la loro tipica firma di distensione e scioltezza. Il concerto ripercorre in un’ora e mezza &#8211; senza pause né cadute, sempre perfetti e coordinati – la loro storia e quindi quella del rock. L’esplosione degli anni ’50, la dolcezza folk dei ’60, l’elettricità del ’70. È un’antologia di cosa dovrebbe essere una band.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Quando il concerto finisce una piccola ovazione li accoglie, noi tutti li ringraziamo. Penso ai tempo passato, ai sogni inseguiti, agli onori raccolti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non vorrei più pronunciarla quella frase “meritava di più”, né vorrei che qualcuno la dicesse riferita a me. Ma se dovesse capitare, penserei, tra gli altri, ai Flamin’ Groovies, alla loro tenacia, alla loro integrità, a quel sereno orgoglio di continuare a provare, perché il sogno può esser lontano e la sua mancanza ferirti, e questa è la vita, perché oltre al fine conta il movimento, il rimanere onesti, il rimanere se stessi. Cercatori di bellezza, responsabili d’armonia. E i Flamin’ Groovies lo sono stati.</span></p>
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		<title>Milano City Blues, Recensione su OmniMilanoLibri</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Nov 2014 19:22:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimilianocarocci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La splendida, generosa e profonda, recensione di Marta Abbà. Piacere ed orgoglio. &#160; http://omnimilanolibri.com/2014/10/31/se-milano-e-un-blues/ &#160; &#160; &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="alignleft size-medium wp-image-348" title="milanocityblues1" href="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2014/11/milanocityblues11.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-348" title="milanocityblues1" src="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2014/11/milanocityblues11-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>La splendida, generosa e profonda, recensione di Marta Abbà. Piacere ed orgoglio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="Milano City Blues, Recensione su OmniaMilanoLibri" href="http://omnimilanolibri.com/2014/10/31/se-milano-e-un-blues/">http://omnimilanolibri.com/2014/10/31/se-milano-e-un-blues/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Rodriguez</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Mar 2014 22:04:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimilianocarocci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Milano, Auditorium, 22 marzo 2014 È difficile non essere romantici davanti a storie del genere. Dall’emarginazione alla salvezza. Dalla sconfitta alla liberazione. Come dopo un lungo e violento diluvio. Quando il cielo schiarisce, le nuvole si diradano, il sole scintilla nelle pozzanghere in strada. Il diluvio è stata la Sua vita, nella parte povera di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2014/03/rodriguez3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-320" title="rodriguez3" src="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2014/03/rodriguez3.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Milano, Auditorium, 22 marzo 2014</span></p>
<p><span style="color: #000000;">È difficile non essere romantici davanti a storie del genere. Dall’emarginazione alla salvezza. Dalla sconfitta alla liberazione. Come dopo un lungo e violento diluvio. Quando il cielo schiarisce, le nuvole si diradano, il sole scintilla nelle pozzanghere in strada. Il diluvio è stata la Sua vita, nella parte povera di Detroit, operaio carpentiere, le braccia forti d’immigrato che rendono macerie le forme scartate che non servono più. La nuova luce l’abbiamo davanti a noi, è Lui stesso, ora, sul palco. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sixto Rodriguez incise due dischi nei primi anni ’70, <em>Cold Fact</em> e Coming<em> from reality</em>; echi dylaniane in un folk blues dolce quanto<span style="font-family: Times New Roman;">  </span>malinconico, in cui ai temi sociali si univa l’esistenzialismo di uno sguardo poetico nella vita di strada. Nonostante le ottime recensioni vendette poco, la casa discografica non gli rinnovò il contratto. Rodriguez dovette così abbandonare la sua arte provvedendo da lì in poi alla Sua famiglia “solo” con la fatica del suo lavoro. Tanto. Mal pagato. Faticoso.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Proprio negli anni in cui lo show business recitava il gran rifiuto verso la sua arte, a sua insaputa il movimento anti-apartheid sudafricano aveva fatto delle sue canzoni gli inni della propria lotta. Rendendo Rodriguez un mito, al pari di Elvis. Da idolatrare e raccontare. Intorno alla sua figura aleggiavano strane storie – si era ucciso sul palco, era morto di overdose in carcere – nella loro contraddizione recitavano tuttavia la medesima certezza. Rodriguez è morto. Rodriguez invece era vivo e continuava a lottare. Anche per loro.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Dopo aver cambiato una ventina di appartamenti a <em><span style="font-family: Times New Roman;">downtown </span></em>Detroit si era infine stabilito nella casa che abita ancora oggi, dopo quarant’anni. I suoi colleghi lo vedevano arrivare al lavoro elegante come un principe e sereno come un maestro: senza tante parole raccoglieva gli arnesi da lavoro e iniziava a distruggere. Quelle stesse mani che accarezzavano la chitarra come i capelli di una ninfa innamorata della tua poesia. Impegnato nella vita della comunità, lui, immigrato di origini messicane, si era anche candidato sindaco. Dalla narrazione degli ultimi voleva accedere alla loro protezione e azione politica. Non era stato eletto, naturalmente.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Poi il miracolo. I suoi fan sudafricani vogliono vedere chiaro sull’identità del loro idolo, sulla sua fine. Con l’avvento di internet aprono un blog, un giorno arriva un messaggio da Detroit. Una ragazza scrive di essere una delle figlie di Rodriguez. Il poeta si ricongiunge al proprio pubblico, alle sue stesse parole. Il mito torna a se stesso, la realtà decide di raccontarsi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il 6 marzo 1998 il Sudafrica ormai libero dalla vergogna dell’apartheid abbraccia il primo, gremito, atteso, benedetto concerto di Rodriguez. Un trionfo. Lacrime. Applausi. Il cerchio magico della vita che abbraccia chi prima aveva escluso.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Questo miracolo è stato narrato nel documentario <em><span style="font-family: Times New Roman;">Sugar Man </span></em>vincitore l’anno scorso del premio Oscar. Questo miracolo ho avuto la fortuna di conoscere e condividere, e, ieri sera, vedere sul palco dell’Auditorium di Milano. Mi sono commosso ieri sera a vederlo, mi commuovo ora a scriverne.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Rodriguez è accompagnato sulla scena, a braccetto, il passo lento e insicuro, curvo sulla schiena. Uno strano silenzio scende sulla sala dopo gli applausi iniziali. Percepisco il timore fra il pubblico che Rodriguez non riesca a ripetere il prodigio cui abbiamo assistito nel documentario. Indossa gli occhiali scuri, un grande cappello nero, imbraccia la sua chitarra.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Pensavo è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare una chitarra </em>cantava Faber. Penso io è bello che Rodriguez abbia sempre mantenuto questa dolcezza con cui ha lasciato scorrere il destino. La dolcezza con cui le sue dita scivolano sulle corde della chitarra. Di nuovo l’immagine, potente, dalla distruzione dell’occupazione operaia alla creatività sincronica della musica.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Love me or leave me </em>di Nina Simone, il ritmo inquieto nella vitale contraddizione dell’amore, apre le danze. Rodriguez oppone alla rigidità antica, ormai, del corpo suo, vecchio guerriero, la purezza quasi infantile del sorriso e delle parole. Le canzoni di <em><span style="font-family: Times New Roman;">Sugar Man </span></em>sono sfogliate con destrezza mentre il richiamo a Elvis della cover graffiante di <em><span style="font-family: Times New Roman;">Blue suede shoes </span></em>nasconde sotto il manto dell’omaggio al Re lo sberleffo scanzonato all’America e ai suoi miti. Rodriguez suona anche il rock. <em><span style="font-family: Times New Roman;">Lucille </span></em>di Little Richard è gridata come una piccola ribellione dentro la scenografia sempre nostalgica delle sue altre perle. Dopo un’ora di concerto Rodriguez esce di scena, poco dopo vi ritorna, senza più la giacca, in seguito ad un’ovazione. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il sangue nativo americano che gli scorre nelle vene lo aiuta e lo determina nella serenità e nel silenzio. Sembra uno sciamano. Ringrazia, con onore. <em><span style="font-family: Times New Roman;">Fever</span></em>, l’ultima cover prima del saluto, un’ora e mezza di musica, una lezione non quantificabile. Grazie a te Rodriguez.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Quale sottile linea (rossa) divide e unisce il talento dal destino. Possiamo, dobbiamo inseguirlo. Ma certo è solo Lui che ci troverà. Cerchiamo di meritarlo, cerchiamo di sorridergli, anche se vorremmo insultarlo. Aspettiamolo, senza sperare, senza pensare, concentriamoci sulla nostra arte, lasciamo scorrere la rugiada&#8230; Rodriguez l’ha fatto. Rodriguez è vero.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La Comune di Parigi, il Grande Torino, Madame Bovary, i Malavoglia, Wounded Knee. Tutto l’intero <em><span style="font-family: Times New Roman;">ciclo dei Vinti </span></em>appare in lui riscattato. Quanto dolore, e talento nascosto, rifiutato, ignorato c’è oggi, penso, mentre cammino nel Ticinese sulla via verso casa. Mi ricordo d&#8217; esser puro, di restare nobile, sempre, qualunque cosa succeda. Come lui.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Diluvia su Milano. Per cinquant’anni ha diluviato su Rodriguez, lui non ha mai ceduto al richiamo del rancore, non è caduto nella ribellione facile della tristezza. Ha lottato. Ha sorriso. Quale insegnamento si respira da questa storia, quale illuminazione. Non hai avuto successo Rodriguez, fratello mio, ora hai la Gloria, l’immortale stele della Bellezza possa coprirti la schiena curva di lavoro.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sciamano dolce, guerriero bambino, ti sia lieve il tuo nuovo, vero Destino.</span></p>
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		<title>Milano City Blues @MilanoInMovimento</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Jul 2013 10:43:54 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Una piccola finestra aperta sul libro e sulla città di Milano<a href="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2013/07/bansky.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-294" title="bansky" src="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2013/07/bansky-291x300.jpg" alt="" width="291" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://milanoinmovimento.com/finestre/milano-city-blues-intervista-a-massimiliano-carocci">http://milanoinmovimento.com/finestre/milano-city-blues-intervista-a-massimiliano-carocci</a></p>
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		<title>Milano City Blues, il BookTrailer in versione integrale</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 13:09:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Abbiamo finito di montare il book trailer di Milano City Blues di cui vi avevo anticipato una versione breve. Eccovi quindi la versione integrale&#8230; lasciatevi colpire&#8230;grazie ancora a tutta Videozone Regia Emanuele Concadoro. Operatore/Dop 5D MarkII Daniele Carola. Operatore/Dop Weisscam Andrea Turri. Montaggio e Color Correction Simone Battistello. Compositing e Vfx Gianni Silvestri e Daniele [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo finito di montare il book trailer di Milano City Blues di cui vi avevo anticipato una versione breve. Eccovi quindi la versione integrale&#8230; lasciatevi colpire&#8230;grazie ancora a tutta Videozone</p>
<p>Regia Emanuele Concadoro. Operatore/Dop 5D MarkII Daniele Carola. Operatore/Dop Weisscam Andrea Turri. Montaggio e Color Correction Simone Battistello. Compositing e Vfx Gianni Silvestri e Daniele Poli. Trucco/Parrucco Sara Lomurno. Interpretato da Massimiliano Carocci, Emanuele Concadoro, Francesca Boari. Una produzione VIDEOZONE</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/JMpQO0JeG7s" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p><a href="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2013/05/45_milanocityvideo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-272" title="45_milanocityvideo" src="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2013/05/45_milanocityvideo-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>Milano City Blues</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 17:10:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Milano si prepara all’Expo. Jimmy, spacciatore alle prese con mafie crudeli e con intoccabili avvocati, deve affrontare anche i guai del fratello più piccolo, le sofferenze di un nonno ex operaio ora malato terminale e il rapporto con Lara, intensa ma breve pausa di speranza. Sullo sfondo sempre Milano, ferita dalla corruzione, dalle droghe, dallo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2013/04/milano-city-blues-128308.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-368" title="milano-city-blues-128308" src="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2013/04/milano-city-blues-128308.jpg" alt="" width="141" height="233" /></a>Milano si prepara all’Expo. Jimmy, spacciatore alle prese con mafie crudeli e con intoccabili avvocati, deve affrontare anche i guai del fratello più piccolo, le sofferenze di un nonno ex operaio ora malato terminale e il rapporto con Lara, intensa ma breve pausa di speranza. Sullo sfondo sempre Milano, ferita dalla corruzione, dalle droghe, dallo sfruttamento dei deboli, dalle gang criminali che hanno colonizzato la città, dal gioco d’azzardo con le sue leggi inesorabili. Una Milano dolente, come le atmosfere jazz di Miles Davis e il blues di antiche e mai superate schiavitù, colonna sonora dell’intera vicenda. I personaggi attraversano questa realtà, passando dai locali alla moda e dai giochi dell’alta finanza al dolore degli ospedali e allo squallore delle case popolari e delle fabbriche abbandonate. Ciascuno con le proprie forze e debolezze, a volte con disincanto e a volte con passione ma sempre con coraggio e, spesso inconsapevolmente, rispondendo a principi etici difficili da riconoscere. Jimmy, tragico eroe noir, fa da tratto d’unione. Milano, paziente, li osserva, non li giudica e confida nella loro resurrezione.</p>
<p>Nelle Librerie e per le Strade dal 25 Aprile 2013</p>
<p>Vincitore del Premio Glauco Felici Tolfa Gialli e Noir 2014</p>
<p><a href="http://www.eclissieditrice.com/scheda-libro/massimiliano-carocci/milano-city-blues-9788895200552-128308.html">http://www.eclissieditrice.com/scheda-libro/massimiliano-carocci/milano-city-blues-9788895200552-128308.html</a></p>
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