<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Massimiliano CarocciMassimiliano Carocci &#187; Concerti</title>
	<atom:link href="https://www.massimilianocarocci.net/category/concerti/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.massimilianocarocci.net</link>
	<description>Roll away the dew</description>
	<lastBuildDate>Sat, 24 Dec 2022 15:09:57 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	
		<item>
		<title>Gang</title>
		<link>https://www.massimilianocarocci.net/473/gang-2/</link>
		<comments>https://www.massimilianocarocci.net/473/gang-2/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 17 Oct 2018 14:52:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimilianocarocci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[alle barricate]]></category>
		<category><![CDATA[fratelli severini]]></category>
		<category><![CDATA[gang]]></category>
		<category><![CDATA[mandolin brothers]]></category>
		<category><![CDATA[rock]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.massimilianocarocci.net/?p=473</guid>
		<description><![CDATA[Quante volte li avrò visti? Sinceramente non ricordo. Feste di paese, piazze, teatri e anche una volta a San Siro prima di Ligabue. L&#8217;ultima volta è stata sabato 13 ottobre allo Spazio Teatro 89 di via Fratelli Zoia, a Milano. I Fratelli Severini acustici, poi i Mandolin Brothers elettrici, infine terzo set con le due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2018/10/gang.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-474" title="gang" src="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2018/10/gang-300x300.jpeg" alt="" width="300" height="300" /></a>Quante volte li avrò visti? Sinceramente non ricordo. Feste di paese, piazze, teatri e anche una volta a San Siro prima di Ligabue.</p>
<p>L&#8217;ultima volta è stata sabato 13 ottobre allo Spazio Teatro 89 di via Fratelli Zoia, a Milano. I Fratelli Severini acustici, poi i Mandolin Brothers elettrici, infine terzo set con le due band sul palco. Commuoventi e generosi. Alle barricate del cuore. &#8220;Like a Rolling Stone&#8221; per concludere in bellezza (molta, e sincera). Vi voglio bene. Dalla campagna di Filottrano alle strade del grande rock.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.massimilianocarocci.net/473/gang-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Chris Robinson Brotherhood</title>
		<link>https://www.massimilianocarocci.net/466/chris-robinson-brotherhood-2/</link>
		<comments>https://www.massimilianocarocci.net/466/chris-robinson-brotherhood-2/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 Mar 2018 11:10:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimilianocarocci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[acoustic trio]]></category>
		<category><![CDATA[amsterdam]]></category>
		<category><![CDATA[chris robinson brotherhood]]></category>
		<category><![CDATA[concerto]]></category>
		<category><![CDATA[paradiso]]></category>
		<category><![CDATA[rock n roll]]></category>
		<category><![CDATA[unplugged]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.massimilianocarocci.net/?p=466</guid>
		<description><![CDATA[Dopo il secondo, temiamo ormai definitivo, scioglimento dei Black Crowes, il frontman Chris Robinson ha intrapreso una carriera solista di primo livello. La sua Brotherhood sembra uscita da qualche spiaggia della California, dove ci si ritrova a suonare, capelloni, meditando il modo migliore per evitare la chiamata in Vietnam. E invece non sono gli anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2018/03/CRB-Amsterdam1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-467" title="crb-amsterdam" src="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2018/03/CRB-Amsterdam1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Dopo il secondo, temiamo ormai definitivo, scioglimento dei Black Crowes, il frontman Chris Robinson ha intrapreso una carriera solista di primo livello. La sua Brotherhood sembra uscita da qualche spiaggia della California, dove ci si ritrova a suonare, capelloni, meditando il modo migliore per evitare la chiamata in Vietnam. E invece non sono gli anni &#8217;70 sulla West Coast, è già la seconda decade dei Duemila, e siamo in giro per il mondo.</p>
<p style="text-align: left;">A differenza dello scorso tour la Fratellanza non ha varcato i confini patri (marzo 2016, ottima prestazione al Fabrique di Milano con highlihgts quali &#8220;Shake rattle and roll&#8221; di Big Joe Turner, &#8220;They Love each other&#8221; di Jerry Garcia, &#8220;Down in the flood&#8221; di Dylan. Non so se mi spiego). Quindi abbiamo pensato di muoverci noi verso la ridente Amsterdam per un lungo week end di rock n&#8217; roll. Non avevamo però fatto i conti con lo zio Burian e una delle peggiori ranzate di gelo nella recente storia europea. -7 fuori dal Paradiso (mai nome e calore interno fu più apprezzato); inoltre, oltre manica, neve e tormenta in quel di Dublino hanno bloccato la sezione ritmica della Fratellanza.</p>
<p style="text-align: left;">Come già ad Amburgo la sera precedente dunque, Chris Robinson, Neal Casal e il tastierista Adam Mac Dougall si sono presentati sul palco in un inedito e affascinante trio acustico. All&#8217;ingresso l&#8217;organizzazione proponeva il rimborso del biglietto. Fino a quando siamo entrati noi non aveva accettato nessuno. Il locale risulterà strapieno.</p>
<p style="text-align: left;">Il Paradiso è uno dei luoghi più belli in cui mi sia capitato di partecipare a un concerto. Acustica eccellente, bar ben distribuiti, due piani di loggione per sedersi, un largo parterre dove avvicinarsi al palco. Educazione nordica tra il pubblico e rispetto degli spazi.</p>
<p style="text-align: left;">Chris chiede venia per la sezione ritmica fermata da &#8220;the Beast of the East&#8221;, ricorda che &#8220;Mother Earth&#8221; non va fatta incazzare, quindi presenta un set unico di circa due ore encomiabile per eleganza e precisione stilistica. CSN&amp;Y &#8217;74 sogno con un po&#8217; di generosità. Ma non vado troppo distante. La dolcezza e l&#8217;intensità di pezzi ormai celebri tra i fedeli seguaci dei ragazzi come &#8220;Wheel don&#8217;t roll&#8221;, &#8220;Badlands here we come&#8221;, &#8220;100 hundred days of rain&#8221; profumano di un altro tempo e di semplice grazia.</p>
<p style="text-align: left;">Neal Casal è un chitarrista eclettico e preciso che garantisce alla voce di Chris le sue celebri divagazioni su un tappeto di dolce psichedelia. In tale forma di fatto unplugged il piano di Mac Dougall risulta meno invasivo e più consono alle dolci catarsi inseguite dalle canzoni (in futuro più Merl Saunders e meno Melvin Seals, se mi possono permettere, vecchio Adam). Scivoliamo così in una narrazione equilibrata e coinvolgente che ha il dono della pazienza e della riflessione.</p>
<p style="text-align: left;">Gli encores citano Aretha Franklin (&#8220;Do right woman&#8221;) e poi ci stendono di fiori con &#8220;Drivin&#8217; wheel&#8221;. Vi ho amato tanto anche stasera ragazzi. Il vento gelido di Amsterdam non raffredda il vostro calore.</p>
<p style="text-align: left;">Freak n&#8217; roll, again, brothers!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.massimilianocarocci.net/466/chris-robinson-brotherhood-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>The Who</title>
		<link>https://www.massimilianocarocci.net/414/the-who/</link>
		<comments>https://www.massimilianocarocci.net/414/the-who/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2015 16:03:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimilianocarocci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[birmingham]]></category>
		<category><![CDATA[concerto]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Bolzoni]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[recensione emotiva]]></category>
		<category><![CDATA[The Who]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.massimilianocarocci.net/?p=414</guid>
		<description><![CDATA[&#60;La recensione emotiva del mio grande amico ed esperto di Rock Luciano Bolzoni del concerto tenuto dagli Who a Birmingham, dicembre 2014, cui ho avuto il piacere di assistere insieme a lui. Come si dice&#8230;ubi maior&#8230;buona lettura!&#62; Va detto che in determinati anni sono stati il primo gruppo del mondo cioè la migliore band di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&lt;<a href="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2015/08/theWho.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-415" title="theWho" src="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2015/08/theWho.jpg" alt="" width="225" height="225" /></a>La recensione emotiva del mio grande amico ed esperto di Rock Luciano Bolzoni del concerto tenuto dagli Who a Birmingham, dicembre 2014, cui ho avuto il piacere di assistere insieme a lui. Come si dice&#8230;ubi maior&#8230;buona lettura!&gt;</p>
<p>Va detto che in determinati anni sono stati il primo gruppo del mondo cioè la migliore band di r’n’r al mondo e questo, paradossalmente, coincise con la morte di Moonie nel 1978, fatto orribile che però tenne in piedi il gruppo, soprattutto per i meriti di <em>The Ox</em> e per la tenacia del “vero capo” della band, cioè <em>Roger from Oz.</em></p>
<p>Nel 1979 &#8211; Cincinnati a parte &#8211; gli Who erano il miglior gruppo mondiale, almeno dal vivo. In quegli anni assistetti a due show degli Who e due degli Stones e, credetemi, non c’erano paragoni. So di essere troppo critico nei confronti degli Stones, ma il tour da “drogato” di Keith non mi è mai piaciuto più di tanto, troppo scarno il suono, troppo scarso <em>Emotional</em> e poi, fatto personale, aspettavo il mio primo show da sempre, e trovarmi con il mio gruppo del cuore che mi canna l’attacco di <em>Under my thumb</em> tre volte mi stupì e non poco (Lione ‘82).</p>
<p>Ora smetto di parlare male degli Stones e passo ai “miei” Uh.</p>
<p>Questa la set list, costruita sugli hits ma senza comprenderli tutti, vedi la mancanza del loro inno generazionale, ma  con qualche chicca di non poco conto che solo i puristi, Paul su tutti, coglieranno:</p>
<p><a title="Statistics for I Can't Explain by The Who" href="http://www.setlist.fm/stats/songs/the-who-bd6bd2a.html?song=I+Can%27t+Explain" target="_blank">I Can&#8217;t Explain</a> / <a title="Statistics for Substitute by The Who" href="http://www.setlist.fm/stats/songs/the-who-bd6bd2a.html?song=Substitute" target="_blank">Substitute</a> / <a title="Statistics for The Seeker by The Who" href="http://www.setlist.fm/stats/songs/the-who-bd6bd2a.html?song=The+Seeker" target="_blank">The Seeker</a> / <a title="Statistics for Who Are You by The Who" href="http://www.setlist.fm/stats/songs/the-who-bd6bd2a.html?song=Who+Are+You" target="_blank">Who Are You</a> / <a title="Statistics for The Kids Are Alright by The Who" href="http://www.setlist.fm/stats/songs/the-who-bd6bd2a.html?song=The+Kids+Are+Alright" target="_blank">The Kids Are Alrigh</a>t / <a title="Statistics for I Can See for Miles by The Who" href="http://www.setlist.fm/stats/songs/the-who-bd6bd2a.html?song=I+Can+See+for+Miles" target="_blank">I Can See for Miles</a> / <a title="Statistics for Pictures of Lily by The Who" href="http://www.setlist.fm/stats/songs/the-who-bd6bd2a.html?song=Pictures+of+Lily" target="_blank">Pictures of Lily</a> / <a title="Statistics for So Sad About Us by The Who" href="http://www.setlist.fm/stats/songs/the-who-bd6bd2a.html?song=So+Sad+About+Us" target="_blank">So Sad About Us</a> / <a title="Statistics for Behind Blue Eyes by The Who" href="http://www.setlist.fm/stats/songs/the-who-bd6bd2a.html?song=Behind+Blue+Eyes" target="_blank">Behind Blue Eyes</a> / <a title="Statistics for You Better You Bet by The Who" href="http://www.setlist.fm/stats/songs/the-who-bd6bd2a.html?song=You+Better+You+Bet" target="_blank">You Better You Bet</a> / <a title="Statistics for Join Together by The Who" href="http://www.setlist.fm/stats/songs/the-who-bd6bd2a.html?song=Join+Together" target="_blank">Join Together</a> / <a title="Statistics for I'm One by The Who" href="http://www.setlist.fm/stats/songs/the-who-bd6bd2a.html?song=I%27m+One" target="_blank">I&#8217;m One</a> / <a title="Statistics for 5:15 by The Who" href="http://www.setlist.fm/stats/songs/the-who-bd6bd2a.html?song=5:15" target="_blank">5:15</a> / <a title="Statistics for Bell Boy by The Who" href="http://www.setlist.fm/stats/songs/the-who-bd6bd2a.html?song=Bell+Boy" target="_blank">Bell Boy</a> / <a title="Statistics for Love, Reign O'er Me by The Who" href="http://www.setlist.fm/stats/songs/the-who-bd6bd2a.html?song=Love%2c+Reign+O%27er+Me" target="_blank">Love, Reign O&#8217;er Me</a> / <a title="Statistics for Eminence Front by The Who" href="http://www.setlist.fm/stats/songs/the-who-bd6bd2a.html?song=Eminence+Front" target="_blank">Eminence Front</a> / A quick One / Amazing journey / Sparks / Pinball wizard / See me feel me / Baba o’riley / Wont’t get fooled again / attacco di Boris the spider con Pete che imita The Ox / Magic bus (no encore).</p>
<p>Ora la cronaca.</p>
<p>Salto i preamboli turistici rimarcando però la carineria del centro di Birmingham, la gaiezza del loro shopping natalizio, il gran freddo ed il fatto che gli inglesi come popolo sono un gran popolo, a patto che non si guardino le loro stanze d’albergo, il loro cibo e soprattutto i loro “cessi” d’hotel. Per non parlare delle prese elettriche. Comunque dopo i soliti acquisti, soprattutto musicali miei, il giorno del concerto (il 7) ci avviamo in avanscoperta a verificare la lontananza dell’arena e soprattutto il fatto che qui suoni il mio secondo gruppo del cuore. Non ci credo mai. Faccio questa vitaccia da 30 anni ed ogni volta il mio cuore scoppia dalla paura di “non riuscire” a vedere e sentire i miei idoli. Sono malmesso ma speriamo che continui così. Sto guardando ora per la data di Manchester fra qualche giorno…</p>
<p>L’arena è vicino all’hotel e passando in mezzo ai mercatini e alla più incredibile biblioteca pubblica del mondo (e in questo cose sono il miglior popolo della terra!) arriviamo all’arena, uno strano parallelepipedo metà palazzetto e metà palazzo urbano in mezzo ai canali della città (bellissimi).</p>
<p>Verificato che il concerto si terrà aspettiamo con ansia, soprattutto io e dopo varie fasi pomeridiane inutili alle 18.30 ci rechiamo all’arena e molto tranquillamente entriamo.</p>
<p>Dopo un orrendo piatto bollente indiano (ci sono fast food ovunque) acquisto qualche minchiata e 2 gadgets per il bimbo di Davide Sapienza e Cristina Donà, il più grande piccolo fan degli Who italiano.</p>
<p>Entriamo nel catino che è ancora vuoto, ordinatissimo, e subito vediamo anzi vedo il simbolo degli Who rimandato in tutte le sue forme sullo schermone centrale e sui due più piccoli laterali. Gulp. Ci siamo. Scatto mille inutili fotografie.</p>
<p>Attendo con ansia scrutando il placo e le 1000 luci che solitamente contraddistinguono il lightshow degli Who.</p>
<p>Alle 19.30 suonano The Standard Lamps. Molto bravi e divertenti e anche loro, un misto tra CCR e i Charlatans. E poi non gli par vero di aprire per gli Who!</p>
<p>Alle 20.31 si spengono  le luci ed  entrano i musicisti, il direttore d’orchestra e tastierista, già con Roger nel suo tour del 2012, così come gli altri due tastieristi e coristi (troppi!), poi il fratello di Pete, Simon, il grande Pino Palladino, Zak e i 2 Who…</p>
<p>Il mio cuore mi lascia per un minuto e attendo l’attacco, non al cuore…</p>
<p>Si parte quindi con <em>I can’t explain</em> e <em>Substitute</em> la canzone più stoniana degli U, nata proprio come song “alter ego” di <em>19th nervous brakdown</em>… Roger sostituto di Mick. Si racconta proprio così.</p>
<p>Luci bellissime. Il miglior suono che io abbia mai ascoltato. Merito dell’amplificazione ma credo anche della location. Nel parterre tutti seduti ma ordinati. Sulle gradinate tutti seduti.</p>
<p>Sarà così fino alla fine del concerto.</p>
<p>Segue <em>The seeker</em> del progetto <em>Lifehouse</em>, una delle migliori canzoni mai scritte da Pete (ma da lui odiata) in una versione potentissima, contraddistinta dal controtempo della grancassa del figlio di Ringo Starr.</p>
<p>Il motore del gruppo è proprio Zak Starkey: impressionante. E sembra non muovere un muscolo, nascosto dalla sua batteria a sua volta confinata dietro i paraventi trasparenti.</p>
<p>Pete fa lo scemo per tutto il concerto così come Roger il quale ha un pò “più” di voce rispetto al 2012, scherzano, giocano sul titolo delle canzoni e ne spiegano alcune. Ovviamente io non capisco una sega di quanto dicono ma ho l’interprete che però fatica non poco a cogliere le parole, confuse o meglio inserite nei lunghi monologhi di Pete.</p>
<p>Il gruppo è potente, preciso, una vera macchina da guerra e, ripeto, non lo dico da fan: tecnicamente gli Who sono sempre stati impeccabili. La tecnica non è tutto, non è niente senza il cuore ma, come dice il grande artista Corrado Levi, la tecnica ti fa mettere bene un piede dietro l’altro e, aggiungo io, per fare cose semplici o solo apparentemente tali devi essere un professionista e questi lo sono e alla grande. L’arte nasce (anche) dalla tecnica. E dal cuore. E dal respiro.</p>
<p>Non mi dilungo sulla scaletta. Solo alcune (mie) considerazioni. Ottima scelta delle canzoni, soprattutto le chicche <em>Pictures of lily</em> e <em>So dad about</em> <em>us</em> praticamente mai eseguita dal vivo.</p>
<p>Ottimi i tre blocchi dai tre capolavori: <em>Who’s next</em>, <em>Tommy</em> e <em>Quadrophenia</em>. Forse le 4 canzoni da Q. sono state un po’ troppo elaborate, così come <em>Eminence front</em> da <em>It’s hard</em>, che stasera sostituisce la più corale e meno elaborata <em>Cry if you want</em> che speravo di sentire. Unica pecca, aver tolto le 2 canzone da Who by numbers delle altre date.</p>
<p>Notevole <em>Join together</em> che come al solito inizia con lo scacciapensieri. Poi una grande <em>Behind blue eyes</em> e una come sempre sofferta (da Roger) <em>Love reign o’er me</em>.</p>
<p>Dopo circa 2 ore arriva il vero encore, con i 2 capolavori del miglior disco della storia del r’n’r, <em>Baba O’Riley</em> e <em>Wont’t get fooled again. </em>Magiche e potenti come sempre e più di sempre.</p>
<p>Roger E’ veramente gli Who e ancora “da vecchio” incarna nel suo urlo finale tutta la nostra scontentezza di “non” avercela fatta come giovane società. Seguono 2 finti bis, <em>Boris</em> appena accennata ed una grande <em>Magic bus</em> che inizia sul basso di Palladino, finalmente udibile. Certo non è facile rimpiazzare il più grande bassista di sempre, che viene proiettato nel suo assolo di <em>5.15</em> (un po’ macabro) così come Moonie in un coretto. Queste cose non mi sono mai piaciute ma tant’è.</p>
<p>Questo è tutto, questo è tanto.</p>
<p>Luciano</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.massimilianocarocci.net/414/the-who/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Flamin&#8217; Groovies</title>
		<link>https://www.massimilianocarocci.net/383/flamin-groovies/</link>
		<comments>https://www.massimilianocarocci.net/383/flamin-groovies/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2015 13:20:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimilianocarocci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[arci]]></category>
		<category><![CDATA[bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[concerto]]></category>
		<category><![CDATA[europe 2015]]></category>
		<category><![CDATA[flamin' groovies]]></category>
		<category><![CDATA[Gambettola]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[redenzione]]></category>
		<category><![CDATA[rock]]></category>
		<category><![CDATA[Treessanta]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.massimilianocarocci.net/?p=383</guid>
		<description><![CDATA[È capitato a tutti, credo, di pronunciare almeno una volta la triste frase “meritava di più”, riferita ad un amico, un artista, magari un giocatore. S’intende sottolineare una sorte infelice, quella data dal talento non supportato dalla fortuna che avrebbe meritato. I Flamin’ Groovies nella loro cinquantennale carriera hanno affrontato spesso gli strali dell’avverso destino. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2015/07/FlaminGroovies.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-384" title="Flamin'Groovies" src="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2015/07/FlaminGroovies.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><span style="color: #000000;">È capitato a tutti, credo, di pronunciare almeno una volta la triste frase “meritava di più”, riferita ad un amico, un artista, magari un giocatore. S’intende sottolineare una sorte infelice, quella data dal talento non supportato dalla fortuna che avrebbe meritato. I Flamin’ Groovies nella loro cinquantennale carriera hanno affrontato spesso gli strali dell’avverso destino. Cambi di formazioni, abbandoni, rifiuti, insuccessi, problemi di droga. Nati e cresciuti nel floridissimo giardino della San Francisco anni ’60 erano però fiori diversi, emanavano da subito aromi particolari. Mentre Grateful Dead, Jefferson Airplane, Big Brother &amp; The Holding Company, Quicksilver Messenger Service e Moby Grape </span><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;"> </span><span style="color: #000000;">scivolavano tra psichedelica e blues, i Groovies &#8211; ammantati dalla fluidità compositiva di Cyril Jordan &#8211; si abbeveravano alle radici del rock anni ’50 di Chuck Berry e Little Richard, nell’eco di Beatles e Stones.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E dunque mentre quei gruppi saltavano sul treno del futuro – o meglio, lo conducevano a forza di sperimentazione e potenza, generando anche, nel caso dei Dead, una sorta di società libertaria itinerante – i Groovies si cimentavano con il duro ruolo degl’incompresi. Con le loro giacche di pelle scura, gli occhiali da sole, gli stivali da teddy boys incarnavano alla perfezione l’anima più dura del rock e della ribellione giovanile – la libertà del non avere niente, o molto poco, di vivere con difficoltà della propria arte. E così hanno proseguito, senza lamentarsi o tradirsi, apprezzati e rispettati da colleghi e critici, guadagnandosi col tempo anche un discreto pubblico, soprattutto in Europa. All’interno del grande circo del rock decaduto spesso nel narcisismo glam, i loro spettacoli detenevano la concretezza primordiale della rivolta &#8211; estetica, esistenziale – e la maestria vera di essere duri, diretti, puri e insieme semplici. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">L’ingresso nel ’71 di Chris Wilson apportò maggiori dolcezze melodiche, sull’esempio dei Byrds, ma anche, grazie alla sua voce più elastica ed eclettica, possibilità di strigliate in stile Jerry Lee Lewis. Il basso incombente di George Alexander completava una front-line di tutto rispetto. </span><em><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">Shake some action </span></em><span style="color: #000000;">del ’76, all’alba del punk, la loro miglior creazione ed il maggior successo. Da lì in poi, ottimi concerti, molti chilometri ai margini del grande business, e quindi pochi soldi. Infine, stanchi e delusi, l’abbandono del sogno e il ritiro.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Fino ad oggi, “reunion and farewell tour”, ovvero tour di riunione e insieme d’addio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Quando vedo salire i tre eroi sul palco, ormai settantenni, accompagnati da un giovane batterista, non posso che gioire. Sono affabili e sorridenti, sembrano felici e dimostrano subito di essere pronti. Colore più diffuso il nero, Cyril Jordan anche con gli stivali. Giusto un ringraziamento veloce al pubblico italiano e si parte. Dal primo accordo sono una bomba di potenza, educazione e dolcezza. </span><em><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">I can’t hide</span></em><span style="color: #000000;"> ci scalda subito lasciando la loro tipica firma di distensione e scioltezza. Il concerto ripercorre in un’ora e mezza &#8211; senza pause né cadute, sempre perfetti e coordinati – la loro storia e quindi quella del rock. L’esplosione degli anni ’50, la dolcezza folk dei ’60, l’elettricità del ’70. È un’antologia di cosa dovrebbe essere una band.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Quando il concerto finisce una piccola ovazione li accoglie, noi tutti li ringraziamo. Penso ai tempo passato, ai sogni inseguiti, agli onori raccolti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non vorrei più pronunciarla quella frase “meritava di più”, né vorrei che qualcuno la dicesse riferita a me. Ma se dovesse capitare, penserei, tra gli altri, ai Flamin’ Groovies, alla loro tenacia, alla loro integrità, a quel sereno orgoglio di continuare a provare, perché il sogno può esser lontano e la sua mancanza ferirti, e questa è la vita, perché oltre al fine conta il movimento, il rimanere onesti, il rimanere se stessi. Cercatori di bellezza, responsabili d’armonia. E i Flamin’ Groovies lo sono stati.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.massimilianocarocci.net/383/flamin-groovies/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Luther Dickinson</title>
		<link>https://www.massimilianocarocci.net/370/luther-dickinson/</link>
		<comments>https://www.massimilianocarocci.net/370/luther-dickinson/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2015 07:36:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimilianocarocci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[blues]]></category>
		<category><![CDATA[cantù]]></category>
		<category><![CDATA[concerto]]></category>
		<category><![CDATA[live]]></category>
		<category><![CDATA[Luther Dickinson]]></category>
		<category><![CDATA[massimiliano carocci]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[north mississippi allstars]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[tour europeo 2015]]></category>
		<category><![CDATA[Unaetrentacinquecirca]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.massimilianocarocci.net/?p=370</guid>
		<description><![CDATA[Quando Angelo “Leadbelly” Rossi scende dal palco mi passa di fianco un ragazzo in jeans e camicia scura, i capelli alla mohicana fissati indietro dal gel. Non può essere lui. Invece è lui. Luther. Forse oggi – insieme a Warren Haynes e Dereck Trucks – il miglior chitarrista vivente. Sale sul palco e incomincia a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2015/07/luther.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-371" title="luther" src="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2015/07/luther.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><span style="color: #000000;">Quando Angelo “Leadbelly” Rossi scende dal palco mi passa di fianco un ragazzo in jeans e camicia scura, i capelli alla mohicana fissati indietro dal gel. Non può essere lui. Invece </span><em><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">è</span></em><span style="color: #000000;"> lui. Luther. Forse oggi – insieme a Warren Haynes e Dereck Trucks – il miglior chitarrista vivente. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sale sul palco e incomincia a sistemare la sua strumentazione. L’accompagna solo un batterista. Si alzano i primi applausi dell’</span><em><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">Unaetrentacinquecirca</span></em><span style="color: #000000;"> di Cantù, Luther risponde sorridente. Poco dopo inizia il concerto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sono seduto in prima fila, a forse un metro e mezzo dalla sua chitarra. È uno spettacolo di eleganza e maestria, Luther scivola nel blues dal primo accordo, e il fiume del piacere scorre limpido. Detiene un repertorio sconfinato di canzoni ed esperienza, sceglie qua e là gemme da far brillare tra North Mississippi Allstars, Dylan, i suoi dischi solisti – dei Black Crowes, invece, solo il ricordo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ciò che seduce di lui è proprio questo: la totale serenità, l’assenza di protagonismo, di furbizia o narcisismo. Luther è l’essenza del blues, la sua Verità più profonda. Il veleno della vita che raccontato libera dal suo peccato. Il blues ti abbraccia e ti ferisce, Luther ne riesce oggi a dare l’ultima interpretazione, forse la più leggera, fiera ed insieme potente.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La vivacità delle sue composizioni infatti risente dell’educazione paterna – il grande produttore Jim Dickinson, scomparso qualche tempo fa – e di tutta la tradizione americana, il suo sud di abbandono e rivolta.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E dopo ogni storia, Luther ringrazia e saluta, sempre sorridente. Racconta del lungo viaggio che l’ha portato qua, ringrazia per l’ospitalità e le bellezze dell’Italia. È sincero. Scherza con il batterista, si fa portare un bel bicchiere di whiskey e poi imbraccia la chitarra come un fioretto elettrico, ma senza nemici da colpire. Solo il vento d’attraversare, colorandone la brezza.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Un’ora e mezza di grande musica e di felicità per un artista vero che è rimasto umile, che ci insegna quanta ricchezza ancora possa donarci il passato se lo ravviviamo di passione, se lo facciamo rinascere futuro.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Alla fine, una jam potente ed equilibrata con Angelo “Leadbelly” chiamato sul palco.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">A fine concerto Luther firma autografi e abbraccia i fan che chiedono una foto – me compreso. Sorride sempre. Lo ringrazio. Ci abbracciamo. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Che bello il blues. Che bella la musica.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.massimilianocarocci.net/370/luther-dickinson/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Waterface</title>
		<link>https://www.massimilianocarocci.net/353/waterface/</link>
		<comments>https://www.massimilianocarocci.net/353/waterface/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2015 14:27:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimilianocarocci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[neil young]]></category>
		<category><![CDATA[rock n roll]]></category>
		<category><![CDATA[trilogia oscura]]></category>
		<category><![CDATA[waterface]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.massimilianocarocci.net/?p=353</guid>
		<description><![CDATA[Pensate a Sonic Highways, i documentari itineranti di Dave Grohl sulla musica americana, città per città. Oppure a Federico Buffa e i suoi racconti di campioni. Grazie alla stessa passione, una produzione ben più spartana – ma tutt’altro che inadeguata – e rarissimi filmati  d’epoca  Pietro Angelo Ernesto Cantù  riesce con lo spettacolo Waterface &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman;"><a href="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2015/04/NeilYoungOnTheBeach.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-354" title="NeilYoungOnTheBeach" src="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2015/04/NeilYoungOnTheBeach.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Pensate a <em><span style="color: #141823;">Sonic Highways</span></em>, i documentari itineranti di Dave Grohl sulla musica americana, città per città. Oppure a Federico Buffa e i suoi racconti di campioni. Grazie alla stessa passione, una produzione ben più spartana – ma tutt’altro che inadeguata – e rarissimi filmati<span style="color: #141823;">  </span>d’epoca <span style="color: #141823;"> </span></span><a href="https://www.facebook.com/pj.cantu.12"><span style="color: #3b5998; font-family: Times New Roman;">Pietro Angelo Ernesto Cantù</span></a><span style="font-family: Times New Roman;"> <span style="color: #141823;"> </span>riesce con lo spettacolo </span><a href="https://www.facebook.com/recitalwaterface"><span style="color: #3b5998; font-family: Times New Roman;">Waterface &#8211; Neil Young, gli anni della trilogia oscura</span></a><span style="font-family: Times New Roman;"> a far vibrare le medesime emozioni: un mito oscuro con la sua comunità di angeli caduti, la redenzione che si allontana quanto l’orizzonte, come fumo nel vento. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman;">Lo spettacolo rievoca l’abbandono in cui era crollato Neil negli anni 1973 – 1975 e la bellezza straziante con cui cercava di uscirne. Narra il successo e la caduta, l’incomprensione, la morte. Il senso di colpa e l’adesione totale alla musica e al suo mistero. La band sul palco suona alla grande, la recitazione è sincera e concreta – nessuna accademia, vera catarsi. La passione trasuda dai ragazzi sul palco quanto in noi, nel pubblico. E Neil Young ci accarezza e insieme ferisce. Hai come l’impressione di accompagnarlo, quasi per mano, nei suoi tormenti. <em><span style="color: #141823;">Cortez The Killer</span></em>, a fine spettacolo, è la rinascita e le onde sulla sua faccia d’acqua scivolano via più quiete. Spettacolo da non perdere, ovunque tornerà.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.massimilianocarocci.net/353/waterface/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rodriguez</title>
		<link>https://www.massimilianocarocci.net/319/rodriguez/</link>
		<comments>https://www.massimilianocarocci.net/319/rodriguez/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 23 Mar 2014 22:04:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimilianocarocci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[auditorium]]></category>
		<category><![CDATA[commozione]]></category>
		<category><![CDATA[concerto]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[miracolo]]></category>
		<category><![CDATA[redenzione]]></category>
		<category><![CDATA[rodriguez]]></category>
		<category><![CDATA[sixto rodriguez]]></category>
		<category><![CDATA[sugar man]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.massimilianocarocci.net/?p=319</guid>
		<description><![CDATA[Milano, Auditorium, 22 marzo 2014 È difficile non essere romantici davanti a storie del genere. Dall’emarginazione alla salvezza. Dalla sconfitta alla liberazione. Come dopo un lungo e violento diluvio. Quando il cielo schiarisce, le nuvole si diradano, il sole scintilla nelle pozzanghere in strada. Il diluvio è stata la Sua vita, nella parte povera di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2014/03/rodriguez3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-320" title="rodriguez3" src="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2014/03/rodriguez3.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Milano, Auditorium, 22 marzo 2014</span></p>
<p><span style="color: #000000;">È difficile non essere romantici davanti a storie del genere. Dall’emarginazione alla salvezza. Dalla sconfitta alla liberazione. Come dopo un lungo e violento diluvio. Quando il cielo schiarisce, le nuvole si diradano, il sole scintilla nelle pozzanghere in strada. Il diluvio è stata la Sua vita, nella parte povera di Detroit, operaio carpentiere, le braccia forti d’immigrato che rendono macerie le forme scartate che non servono più. La nuova luce l’abbiamo davanti a noi, è Lui stesso, ora, sul palco. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sixto Rodriguez incise due dischi nei primi anni ’70, <em>Cold Fact</em> e Coming<em> from reality</em>; echi dylaniane in un folk blues dolce quanto<span style="font-family: Times New Roman;">  </span>malinconico, in cui ai temi sociali si univa l’esistenzialismo di uno sguardo poetico nella vita di strada. Nonostante le ottime recensioni vendette poco, la casa discografica non gli rinnovò il contratto. Rodriguez dovette così abbandonare la sua arte provvedendo da lì in poi alla Sua famiglia “solo” con la fatica del suo lavoro. Tanto. Mal pagato. Faticoso.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Proprio negli anni in cui lo show business recitava il gran rifiuto verso la sua arte, a sua insaputa il movimento anti-apartheid sudafricano aveva fatto delle sue canzoni gli inni della propria lotta. Rendendo Rodriguez un mito, al pari di Elvis. Da idolatrare e raccontare. Intorno alla sua figura aleggiavano strane storie – si era ucciso sul palco, era morto di overdose in carcere – nella loro contraddizione recitavano tuttavia la medesima certezza. Rodriguez è morto. Rodriguez invece era vivo e continuava a lottare. Anche per loro.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Dopo aver cambiato una ventina di appartamenti a <em><span style="font-family: Times New Roman;">downtown </span></em>Detroit si era infine stabilito nella casa che abita ancora oggi, dopo quarant’anni. I suoi colleghi lo vedevano arrivare al lavoro elegante come un principe e sereno come un maestro: senza tante parole raccoglieva gli arnesi da lavoro e iniziava a distruggere. Quelle stesse mani che accarezzavano la chitarra come i capelli di una ninfa innamorata della tua poesia. Impegnato nella vita della comunità, lui, immigrato di origini messicane, si era anche candidato sindaco. Dalla narrazione degli ultimi voleva accedere alla loro protezione e azione politica. Non era stato eletto, naturalmente.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Poi il miracolo. I suoi fan sudafricani vogliono vedere chiaro sull’identità del loro idolo, sulla sua fine. Con l’avvento di internet aprono un blog, un giorno arriva un messaggio da Detroit. Una ragazza scrive di essere una delle figlie di Rodriguez. Il poeta si ricongiunge al proprio pubblico, alle sue stesse parole. Il mito torna a se stesso, la realtà decide di raccontarsi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il 6 marzo 1998 il Sudafrica ormai libero dalla vergogna dell’apartheid abbraccia il primo, gremito, atteso, benedetto concerto di Rodriguez. Un trionfo. Lacrime. Applausi. Il cerchio magico della vita che abbraccia chi prima aveva escluso.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Questo miracolo è stato narrato nel documentario <em><span style="font-family: Times New Roman;">Sugar Man </span></em>vincitore l’anno scorso del premio Oscar. Questo miracolo ho avuto la fortuna di conoscere e condividere, e, ieri sera, vedere sul palco dell’Auditorium di Milano. Mi sono commosso ieri sera a vederlo, mi commuovo ora a scriverne.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Rodriguez è accompagnato sulla scena, a braccetto, il passo lento e insicuro, curvo sulla schiena. Uno strano silenzio scende sulla sala dopo gli applausi iniziali. Percepisco il timore fra il pubblico che Rodriguez non riesca a ripetere il prodigio cui abbiamo assistito nel documentario. Indossa gli occhiali scuri, un grande cappello nero, imbraccia la sua chitarra.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Pensavo è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare una chitarra </em>cantava Faber. Penso io è bello che Rodriguez abbia sempre mantenuto questa dolcezza con cui ha lasciato scorrere il destino. La dolcezza con cui le sue dita scivolano sulle corde della chitarra. Di nuovo l’immagine, potente, dalla distruzione dell’occupazione operaia alla creatività sincronica della musica.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Love me or leave me </em>di Nina Simone, il ritmo inquieto nella vitale contraddizione dell’amore, apre le danze. Rodriguez oppone alla rigidità antica, ormai, del corpo suo, vecchio guerriero, la purezza quasi infantile del sorriso e delle parole. Le canzoni di <em><span style="font-family: Times New Roman;">Sugar Man </span></em>sono sfogliate con destrezza mentre il richiamo a Elvis della cover graffiante di <em><span style="font-family: Times New Roman;">Blue suede shoes </span></em>nasconde sotto il manto dell’omaggio al Re lo sberleffo scanzonato all’America e ai suoi miti. Rodriguez suona anche il rock. <em><span style="font-family: Times New Roman;">Lucille </span></em>di Little Richard è gridata come una piccola ribellione dentro la scenografia sempre nostalgica delle sue altre perle. Dopo un’ora di concerto Rodriguez esce di scena, poco dopo vi ritorna, senza più la giacca, in seguito ad un’ovazione. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il sangue nativo americano che gli scorre nelle vene lo aiuta e lo determina nella serenità e nel silenzio. Sembra uno sciamano. Ringrazia, con onore. <em><span style="font-family: Times New Roman;">Fever</span></em>, l’ultima cover prima del saluto, un’ora e mezza di musica, una lezione non quantificabile. Grazie a te Rodriguez.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Quale sottile linea (rossa) divide e unisce il talento dal destino. Possiamo, dobbiamo inseguirlo. Ma certo è solo Lui che ci troverà. Cerchiamo di meritarlo, cerchiamo di sorridergli, anche se vorremmo insultarlo. Aspettiamolo, senza sperare, senza pensare, concentriamoci sulla nostra arte, lasciamo scorrere la rugiada&#8230; Rodriguez l’ha fatto. Rodriguez è vero.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La Comune di Parigi, il Grande Torino, Madame Bovary, i Malavoglia, Wounded Knee. Tutto l’intero <em><span style="font-family: Times New Roman;">ciclo dei Vinti </span></em>appare in lui riscattato. Quanto dolore, e talento nascosto, rifiutato, ignorato c’è oggi, penso, mentre cammino nel Ticinese sulla via verso casa. Mi ricordo d&#8217; esser puro, di restare nobile, sempre, qualunque cosa succeda. Come lui.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Diluvia su Milano. Per cinquant’anni ha diluviato su Rodriguez, lui non ha mai ceduto al richiamo del rancore, non è caduto nella ribellione facile della tristezza. Ha lottato. Ha sorriso. Quale insegnamento si respira da questa storia, quale illuminazione. Non hai avuto successo Rodriguez, fratello mio, ora hai la Gloria, l’immortale stele della Bellezza possa coprirti la schiena curva di lavoro.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sciamano dolce, guerriero bambino, ti sia lieve il tuo nuovo, vero Destino.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.massimilianocarocci.net/319/rodriguez/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>The Grateful Dead Survivors #1</title>
		<link>https://www.massimilianocarocci.net/196/the-grateful-dead-survivors-1/</link>
		<comments>https://www.massimilianocarocci.net/196/the-grateful-dead-survivors-1/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 11 Apr 2013 13:22:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimilianocarocci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[community]]></category>
		<category><![CDATA[concerts]]></category>
		<category><![CDATA[furthur]]></category>
		<category><![CDATA[grateful dead]]></category>
		<category><![CDATA[need a miracle]]></category>
		<category><![CDATA[new york]]></category>
		<category><![CDATA[rock n roll]]></category>
		<category><![CDATA[survivors]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.massimilianocarocci.net/?p=196</guid>
		<description><![CDATA[Furthur Uscito dal Madison ancora sgargiante dalla festa elettrica di Tom Petty e Compagni mi dirigo verso Times Square col solo obiettivo d’immergermi nel mare caldo dei DeadHeads. Sulla strada ricevo complimenti per la maglietta indossata con orgoglio, lo skull &#38; lightin’ simbolo storico dei Dead – C’m on brother, Great shirt man – a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2013/04/Furthur.pdf">Furthur</a><a href="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2013/04/furthur.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-198" title="furthur" src="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2013/04/furthur-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Uscito dal Madison ancora sgargiante dalla festa elettrica di Tom Petty e Compagni mi dirigo verso Times Square col solo obiettivo d’immergermi nel mare caldo dei DeadHeads. Sulla strada ricevo complimenti per la maglietta indossata con orgoglio, lo <em>skull &amp; lightin’</em> simbolo storico dei Dead – <em>C’m on brother, Great shirt man </em>– a cui rispondo con fervore ed altrettanti elogi. Come una foresta di luci e metallo New York incombe afosa mentre nelle sue vene scorre e suona la solita sinfonia di clacson e stravaganze. Per me, come neanche ci fossero. Giunto nella piazza, il vero Cuore della Bestia del nostro Occidente, mi fermo a guardarli; ragazzi e uomini d’ogni età, portano colori vistosi e quello stesso teschio, commentano il concerto appena concluso e coesistono senza un urlo, o un intralcio al traffico. Molti già mostrano cartelli con la richiesta di un biglietto per l’indomani.</p>
<p>Cerco qualcosa da bere e calo tra di loro. <em>I need a miracle</em>, penso, parafrasando un pezzo dei ragazzi. <em>I</em> <em>need a miracle everyday</em>…</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.massimilianocarocci.net/196/the-grateful-dead-survivors-1/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tom Petty &amp; The Heartbreakers</title>
		<link>https://www.massimilianocarocci.net/188/tom-petty-the-heartbreakers/</link>
		<comments>https://www.massimilianocarocci.net/188/tom-petty-the-heartbreakers/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 11 Apr 2013 13:16:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimilianocarocci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[concerti]]></category>
		<category><![CDATA[heartbreakers]]></category>
		<category><![CDATA[new york]]></category>
		<category><![CDATA[philadelphia]]></category>
		<category><![CDATA[rock n roll]]></category>
		<category><![CDATA[stati uniti madison square garden]]></category>
		<category><![CDATA[tom petty]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.massimilianocarocci.net/?p=188</guid>
		<description><![CDATA[Tom Petty &#38; The HeartBreakers Pennsylvania Station è un porto di mare da cui debordano persone come formiche; ne attraverso il flusso salendo gli scalini verso il cerchio magico del Madison. Diretto verso il box office passo sotto gli stendardi che celebrano gli eventi storici del palazzo, o meglio, della World’s most famous arena: con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2013/04/tompetty.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-189" title="tompetty" src="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2013/04/tompetty-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a><a href="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2013/04/Tom-Petty-Yhe-HeartBreakers.pdf">Tom Petty &amp; The HeartBreakers</a></p>
<p>Pennsylvania Station è un porto di mare da cui debordano persone come formiche; ne attraverso il flusso salendo gli scalini verso il cerchio magico del Madison. Diretto verso il box office passo sotto gli stendardi che celebrano gli eventi storici del palazzo, o meglio, della <em>World’s most famous arena</em>: con una sorta di devozione mi fermo a contemplare l’effige di uno dei più grandi match di tutti i tempi, Alì – Frazier, 1971. Poco oltre Jerry Garcia, a ricordare l’ultimo concerto dei Dead in Città, uno degl’ultimi in generale, 1994; nella penombra della galleria, già lontana dalle luci del tramonto in strada, la foto, come inquieta, esige ancora più attenzione. Jerry assorto, chino sulla chitarra, a cercare la solita, nuova, linea verso il cielo. Gli mando un saluto, ora sono pronto a entrare. La signora che mi consegna il biglietto controlla il passaporto, vede che vengo dall’Italia, sorride, si complimenta e dice “Have a great night, sweetheart”.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.massimilianocarocci.net/188/tom-petty-the-heartbreakers/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>The Grateful Dead Survivors #2</title>
		<link>https://www.massimilianocarocci.net/61/the-grateful-dead-survivors/</link>
		<comments>https://www.massimilianocarocci.net/61/the-grateful-dead-survivors/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 05 Apr 2013 11:58:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimilianocarocci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.massimilianocarocci.net/?p=61</guid>
		<description><![CDATA[FURTHUR RADIO CITY MUSIC HALL, NEW YORK CITY 25, 26, 27 MARZO 2011 Il tridente della DeadHeads Italia – i fratelli Guerrino, Pier ed il sottoscritto – cala sul Radio City Music Hall verso le sei di un gelido pomeriggio newyorchese mischiandosi con un misto di candore e speranza alla folla tutt’intorno il box office. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p align="center">FURTHUR</p>
<p align="center">RADIO CITY MUSIC HALL, NEW YORK CITY</p>
<p align="center">25, 26, 27 MARZO 2011</p>
<p>Il tridente della DeadHeads Italia – i fratelli Guerrino, Pier ed il sottoscritto – cala sul Radio City Music Hall verso le sei di un gelido pomeriggio newyorchese mischiandosi con un misto di candore e speranza alla folla tutt’intorno il box office. La sera prima siamo stati feriti dagl’Allman al Beacon&#8230;Per non ripetere l’avventura kamikaze del luglio scorso (vedi Busca novembre 2010) abbiamo i biglietti per l’ultima data dei Ragazzi<em> </em>in città, quella di domenica 27. Le precedenti, ovviamente, <em>sold out</em>.</p>
<p>Ma la nostra fede è e resterà sempre grande.</p>
<p>Dopo giusto un paio di circospezioni intorno l’edificio ed attraverso la folla, è un ragazzo a chiederci (!) se abbiamo bisogno di biglietti. Dall’accento &#8211; e l’indubitabile classe nel portamento (!) &#8211; confessa d’aver dedotto la nostra provenienza: DeadHead Nation, sezione Italia. Ci presentiamo, dice d’aver sposato una ragazza italiana, quindi ci confrontiamo in un’agevole alternanza di linguaggi. Morale della favola, suo grande rispetto di fronte al nostro viaggio, nostra enorme riconoscenza per i tre tickets che ci trova e vende SENZA cresta. Ci abbracciamo e ci diamo appuntamento dentro. Quando varchiamo la soglia del Radio City la felicità s’è già trasformata in godimento.</p>
<p>Qualche birretta per festeggiare, un proficuo giro al merchandise e siamo in sala a sfoggiare le nostre divise. L’eleganza circolare del luogo si fonde al confort tipicamente americano in una naturale armonia; dalle spalle del palco verso la sala s’allargano mezzi cerchi concentrici rischiarati da una soffusa luce rossa – il Sol dell’Avvenire che ci riscalderà…. Di tutti i templi in città, sembra esser questo il più nobile. Poi le luci si spengono ed i cuori s’allargano.</p>
<p><em>We can share, the women we can share the wine</em>&#8230;il primo raggio, inconfondibile eppure sempre sorprendente di <em>Jack Straw</em> irradia la sala crescendo subito per temperatura e potenza. L’acustica di questo teatro nato giusto per la musica è nitida almeno quanto il nostro piacere, che differenze con l’Italia… L’introduzione m’appare più veloce del solito, come a tracciare da subito la tenace rotta della serata, l’imminenza della sua conquista. A New York si va di sciabola, diceva Jerry; colpite al petto, rispondiamo noi. E la band ci accontenta: la jam è decisa il giusto, Jeff Chimenti a cavallo del suo Hammond un architetto candido ma a suo modo rigoroso mentre le chitarre pungono in attesa della liberazione distante un lungo sentiero di luce.</p>
<p><em>Jack Straw from Wichita cut his buddy down / and dug for him a shallow grave / and laid his body down&#8230;</em>un coro unico si alza alto per la sala, veramente gremita. Ed eccoci, già qua stiamo andando, ma proprio andando, al primo pezzo. Mentre ancora ci scambiamo sguardi d’intesa e stupore, l’oscillante inizio di <em>Mississippi half-step </em>cambia scenario verso più miti, trattenute armonie. John Kadlecik s’alterna alla voce con Bob Weir in una confidenza rassicurante; il ritornello ritardato un poco ha il merito di far sbocciare con maggior vigore la seconda ovazione. Il fatto d’aver appena iniziato mi costringe all’esaltazione.</p>
<p><em>Dark hollow </em>segue nella dolce suggestione di <em>Reckoning </em>e del suo capolavoro acustico, registrato proprio qui, al Radio City, nel 1980, l’anno in cui sono nato. Ma né lui né io, vi assicuro, sentiamo il peso degl’anni; solo un grande conforto nel ritrovarci ancora, come intorno al fuoco, nel conforto della sua melodia. La ritmica folk-blues si allarga bassa quanto il fumo in un saloon, stiamo ballando tutti. La cadenza perpendicolare di <em>On the road again</em> ci conduce poi al graffio dell’anima di <em>Loser</em> dove la malinconia di Jerry mi seduce, disperato e libero, ancora una volta ferendomi per dieci lunghissimi minuti, crudele e dolce agonia di bellezza.</p>
<p>Di seguito, senza sosta né collisione alcuna, nuovo cambio d’anima e scenario, stessa benedizione. Sinuosa e irreverente nella sua innocenza quasi funky, la sorpresa: un’inaspettata, magica <em>Train in vain</em>, il raggae-punk dei Clash modellato e poi lasciato fluire a nuova vita psichedelica. Lo stupore dell’uditorio – un ragazzo mi chiede che canzone sia, poi si complimenta per la mia rapida risposta -  si scioglie subito nel piacere di un trasporto generale. Qui non so cosa sia più commuovente: se la loro umiltà d’indagare ancora la musica e la sua bellezza, o la nostra delizia nell’essere meravigliati per l’ennesima volta…ad ogni modo, s<em>uch a good time.</em></p>
<p>Sotto la sua coda serpeggiante nasce quindi un’alacre <em>Might as well </em>che va a morire in un jam potentissima condotta dagl’aghi del piano di Jeff Chimenti. Si risorge tutti nel boato che porta i Ragazzi alla pausa. Abbiamo bisogno di bere. L’ora di sosta ci permette di immergerci nella <em>community</em>, trovare Micheal  - il ragazzo dei biglietti &#8211; e scambiare opinioni con lui, ringraziandolo ancora, sentire le storie di intere famiglie DeadHead provenienti da ogni parte della costa est. L’impressione è quella di una Repubblica Popolare a se stante governata da un reciproco, profondo rispetto: lo spazio garantito ai <em>tapers</em>, la tolleranza verso i fumatori, un ordine spontaneo in un disordine non confuso in cui si è soprattutto dei grandi intenditori di musica e degl’esseri umani assai educati – molti bevono e nessuna disturba, tutti sono al proprio posto. Il senso di fratellanza è evidente: la musica è il grande veicolo del nostro valore, farci vivere bene insieme.</p>
<p>È poi il grande padre blues ad accoglierci nel secondo set tra le sue braccia ruvide eppure sempre ospitali. Dopo il classico soul di Otis Redding per <em>Hard to Handle</em>, il medley repentino e corrosivo del Lupo, <em>Smokestin’ lightin</em> e soprattutto <em>Spoonful</em>. Diciamo che abbiamo messo in campo la batteria pesante di un onore lontano; a ciò non si può che proporre, complementare, dopo l’eleganza liberatoria di <em>Bird song</em>, la cavalcata orgogliosa e tremenda di un <em>Other One </em>da antologia inframmezzata e fortificata dal transito zingaresco di <em>Spanish Jam</em>. E poi, la rivelazione. Trasognata, lucida, incandescente e dolce. La carezza e il sogno, il mare e il suo infinito riverbero.</p>
<p>“È lei?”, chiedo agl’altri. I fratelli annuiscono e sorridono. La voce sofferente di Phil ci porta nello spirito della filosofia Dead, <em>Eyes of the world</em>. Nell’imponente scenografia virtuale una cascata di stelle sembra attraversarci mentre la band è in mare aperto. Una delle canzoni che a me personalmente ha dato di più, un inno per l’intera comunità, forse la sua epigrafe. Li accompagniamo strofa per strofa, come in una sciamanica esperienza di suoni e colori, <em>svegliati e scopri di essere TU gli occhi del mondo</em>…Le esitazioni, scivolate sul basso e sorrette dalle chitarre, i passi cheti di una batteria ecumenica, e siamo nella dimensione del continuo divenire, dentro eppure oltre la musica ed il suo potere. Il redentore descritto dal testo è già qui, noi lo invochiamo mentre la notte quieta ci protegge e ci spinge insieme a lei ancora un po’ più in là…</p>
<p>Dopo un quarto d’ora buono di questa generosa dose di magia quasi non m’accorgo di <em>Dear prudence</em> e siamo già sul treno di <em>China cat, </em>estasi vera. All’inizio sospirata più che cantata, anche un po’ acida nella sezione elettrica ma ancora più levigata nelle voci di Weir e Kadlecik, è il colpo risolutore. Senza fretta, signorile e distinta, fin quando si erge per poi diventare altro e volare nel sole potente di <em>I know you rider</em>, come uno sbatter d’ali poderoso e libero nel cielo infine scoperto e limpido…<em>ti mancherò quando sarò andato</em>…e allora andiamo fratelli, andiamo, <em>The sun will shine in my back door some day / March winds will blow all my troubles away</em>…proprio così, i venti di marzo soffieranno via i nostri problemi…un trionfo.</p>
<p>Dopo la chiusura di <em>Not fade away, </em>l’ovazione riporta i Ragazzi sul palco; alla solita, commossa e convincente confessione di Phil Lesh di fronte alla community, <em>Touch of Grey </em>ci distende giocosa sul letto della prima notte. Come un lungo bacio ed un beato sorriso già in attesa, tuttavia, di ritornare alla musica il giorno successivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sabato 26 la folla che preme per entrare è ancora più larga e colorata; i ragazzi in cerca di biglietto una piccola marea. Mentre siamo in fila scorgo il nostro amico Michael attraversare rapido la strada, lo fermo, lo saluto e gli dico semplicemente “we need another miracle”…tempo zero e mi presenta due sue amiche, saltan fuori due biglietti, abbraccio tutti e mi confronto con gli altri. Il fratello Guerrino si sacrifica generoso e parte verso il Beacon Theatre destinazione Allman Brothers, entriamo Pier ed io proprio quando si spengono le luci.</p>
<p>E l’album di famiglia si apre, come la valigia dei sogni. <em>Golden road</em> è un abbaglio per freschezza e profondità, <em>Viola lee blues</em> danza con vesti ipnotiche mentre l’<em>Alligatore </em>già nel primo set indica la serietà della potenza espressiva cui la serata tenderà. <em>Sittin’ on the top of the world</em> nel suo caleidoscopio ritmico spinge lungo un sentiero di angoli ed abbagli nel ricordo di Pigpen evocato poi anche da <em>Alice d. millionaire </em>ed il caotico cerchio d’emozioni di<em> Cream puff war, </em>tutte pietre miliari degl’esordi.<em> Turn on your lovelight</em>, è la porta infine spalancata, attraverso il passato, nel futuro imminente.</p>
<p><em>Le montagne della luna </em>ci accolgono nel mezzo di <em>Dark star </em>– non so se mi spiego &#8211; mentre sul videowall si susseguono le immagini di Bear, al secolo Augustus Owsley Stanley III, il mitico tecnico del suono e della fantasia chimica dei Dead, recentemente scomparso. Vicino a lui Jerry. Un deadhead al nostro fianco piange a dirotto, noi lo rincuoriamo mentre l’ingresso a <em>Terrapin</em> varca, semplicemente,i confini della musica popolare. È la nostra preghiera, la recitiamo sereni senza perderne un verso, infrangerne un’intuizione, tradirne un segreto. Con <em>Stella blue </em>si ritorna sulla terra per abbracciare Jerry ed il suo candore, ancora una volta, di cristallina nostalgia.</p>
<p><em>Help on the way </em>compare sulla scena nella promessa immediata di generare un altro dei nostri figli prediletti. Quando arriva <em>Franklin’s tower </em>il ragazzo che prima piangeva ci sorride e mima con le braccia lo scorrere di un’onda… “You feel it?”, chiede. Ci puoi giurare…</p>
<p>Il battito in leggero levare della sorgente già risveglia le Muse, la mistica evocazione del testo traccia nel petto l’indizio di una liberazione mentre la successiva, agevole scalata della pulsazione, audace ma sempre elegante, ci proietta altrove. Da un po’ abbiamo chiuso gli occhi, dall’inizio stiamo ballando. Quando torno a guardare, commosso, petali psichedelici infiniti nello scomparire e ritornare nascono e si trasformano sul video davanti a noi mentre la voce faticosa di Phil è soverchiata ma come protetta da quella gioiosa ed uniforme del Radio City. Tutti noi spargiamo via la rugiada, che gioia.</p>
<p>Solito tripudio, e <em>One more Saturday night </em>è la doverosa chiusura, aspra ed orgogliosa, del nostro sabato sera newyorchese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La terza sera abbiamo appuntamento con Michael e ritroviamo altri deadhead conosciuti quest’estate, sembra una rimpatriata. Michael ci preannuncia la presenza di Elvis Costello sul palco come ospite, insieme anche ad altri, dice. E così sarà. Larry Cambpell, chitarrista della Levon Helm Band – vista e raccontata da Guerrino quest’estate, vedi Busca ottobre 2010 – interpreta per noi una <em>Chest Fever </em>della Band di epica potenza, acre e bluesy. E dopo la <em>paura nel petto</em>, la previsione del nostro amico s’avvera trasportata dall’esultanza di tutto il pubblico: Elvis Costello con cappello ed occhialoni, per <em>Tennesse Jed</em>. Il coro siamo tutti noi.</p>
<p>Da qui, in una sequenza unica, come un medley infinito di folk-rock sfogliamo le pagine e gli anni dei petali del grande fiore Dead, un profumo che non sembra conoscere fine. <em>American Beauty </em>è la fragranza, nei contenuti e nell’evocazione, sparsa con maggior dovizia; <em>Friend of the devil </em>e <em>Ripple</em> – in cui compare per la prima volta, in chiusura del set, anche Diana Krall al piano – le strade festose in cui viaggiamo col vento nei capelli.</p>
<p>In precedenza <em>Ship of fools</em>, nel cui cuore la Fortuna custodiva <em>Must have been the roses</em>, di nuovo lo spirito di Jerry dunque e <em>Reckoning</em>, avevano tessuto d’ulteriore suggestione il filo della grande musica americana,<em> </em>mentre <em>Cassidy</em>, purissima e potente, ci aveva spiegato cosa Aristotele intendesse per catarsi.</p>
<p>Nella pausa prima del secondo set abbiamo <em>veramente </em>bisogno di riprenderci. Poi sul palco ritorna la band nella sua formazione di partenza. La dichiarazione verticale ed ancora più elettrica di <em>St. Stephen </em>preceduta dalla mesta e toccante <em>Sunrise </em>ad opera di Theresa Williams, moglie di Larry Campbell, anch’ella della Levon Helm Band, ci frusta nel risveglio che precede la rivelazione: <em>Uncle john’s band, Unbroken chain, The wheel, Morning dew, Sugar magnolia</em>.</p>
<p>Dolce il ricordo per sua natura ma, sinceramente, meglio viverle che parlarne. Forse l’highlight delle tre serate. Ad ogni modo, il violino di Larry Campbell ritornato sul palco dona ulteriore elevazione alla bellezza floreale di <em>Uncle john, </em>cantata da tutti, <em>where does the time go, </em>è proprio la domanda la farci… <em>The wheel </em>è la speranza, prima evanescente, poi distinta, infine la forma stessa della nostra luce che cresce, splende, illumina, rinvigorisce, libera fino alla commozione.</p>
<p>Quindi John Kadlecik fino a quel momento prezioso filo di congiunzione tra Weir e Costello, assurge al centro della scena; la similitudine con Garcia nel tono sofferto della voce e nella postura fisica sul palco, immobile ed estatica, è assolutamente naturale oltre che assai convincente. Il lamento eroico di <em>Morning dew </em>ci apre e ci ferisce esiziale come poche altre volte dopo che <em>The wheel</em> ci aveva sedotto col suo candore. Sembra d’assistere ad un sacrificio simbolico – bellezza e perdizione, due generosi, cechi amanti.</p>
<p><em>Sugar magnolia </em>è l’ultima cura che non vorremmo far terminare. La sua purezza ci scorre nelle vene. Esausti ma più leggeri assistiamo al ritorno sul palco di tutti gli ospiti per una memorabile, tripla chiusura di spettacolo, <em>Days between, </em>una corale <em>Fever, </em>la preghiera di <em>Attics of my life</em>. Non ho più niente da dire, ma solo da ringraziare mentre la banda al completo s’inchina davanti al pubblico per un applauso interminabile. La coda finale per comprare gl’<em>instant live </em>l’ultima piacevole fatica della nostra vacanza rock.</p>
<p>Ancora una volta i Ragazzi si sono dimostrati autentici scienziati dell’arte di mostrarci un altro mondo, una più profonda coscienza, individuale e collettiva. Per quanto mi riguarda, il miracolo continua ad accadere. Un pensiero ai miei compagni di viaggio, i fratelli e quelli appena conosciuti, un altro al gelido ma solare marzo della Grande Mela. Alle sue opportunità, ai suoi dolori. Alla bellezza del fenomeno sociale dei Grateful Dead, alla serietà ed alla gioia del suo popolo.</p>
<p>Il Morto è ancora vivo, ragazzi, e lotta insieme a noi…shake your bones, baby!</p>
</div>
<p><span style="text-decoration: underline;"><br clear="all" /> </span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Furthur 25 marzo</span></p>
<p>1<sup>st</sup>: Jack straw, Mississippi half-step, Dark hollow, Stagger lee, On the road again, Loser, Train in vain, Might as well</p>
<p>2<sup>nd</sup>: Hard to handle, Smokestin lightin, Spoonful, Bird Song, The other one, Spanish jam, The other one, Eyes of the world, King Solomon marbles, Dear prudence, China cat sunflower, I know you rider, Not fade away.</p>
<p>Encore: Touch of grey</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Furthur 26 marzo</span></p>
<p>1<sup>st</sup>: Golden road, Viola lee blues, Alligator, Mingleewood, Sittin on th top of the world, Alice d. millionaire, cream puff war, Turn on your lovelight</p>
<p>2<sup>nd</sup>: Playin in the band, Born cross eyed, Dark star 1, Eclipse, Mountains of the moon, Dark star 2, Terrapin suite, Stella blue, Help on the way, Slipknot, Franklin’s tower</p>
<p>Encore: One more Saturday night</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Furthur 27 marzo</span></p>
<p>1<sup>st</sup>: Samson Delilah, Chest fever (con Larry Campbell), Tennesse jed (Elvis Costello)&#8212;, Friend of the devil, Ship of fools, Must have been the roses, Ship of fools, Cassidy, Ripple (Diana Krall)</p>
<p>2<sup>nd</sup>: Trowin stones, Sunrise, St. Stephen, What become of the baby, The eleven, Uncle john’s band, Unbroken chain, The wheel, Morning dew, Sugar magnolia</p>
<p>Encore: Days between, Fever, Attics of my life</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.massimilianocarocci.net/61/the-grateful-dead-survivors/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
