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	<title>Massimiliano CarocciMassimiliano Carocci &#187; Masters of Beauty</title>
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		<title>Grateful Dead</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2016 13:50:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;appendice della mia tesi di Laurea (&#8220;Il Gesto Etico&#8221; &#8211; Etica ed Estetica all&#8217;origine della modernità &#8211; Università Statale di Milano, Aprile 2005), presenta uno studio sui Grateful Dead, interpretati e vissuti come gli ultimi eredi di un puro sentimento rivoluzionario: la Bellezza che genera Virtù. Dalle radici della Musica americana all&#8217;avanguardia culturale degli anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2016/01/skull_dead.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-454" title="skull_dead" src="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2016/01/skull_dead.jpg" alt="" width="206" height="206" /></a>L&#8217;appendice della mia tesi di Laurea (&#8220;Il Gesto Etico&#8221; &#8211; Etica ed Estetica all&#8217;origine della modernità &#8211; Università Statale di Milano, Aprile 2005), presenta uno studio sui Grateful Dead, interpretati e vissuti come gli ultimi eredi di un puro sentimento rivoluzionario: la Bellezza che genera Virtù. Dalle radici della Musica americana all&#8217;avanguardia culturale degli anni &#8217;60, i Dead hanno accompagnato più di una generazione dentro e oltre una profonda coscienza di sè, degli altri, della vita.</p>
<p>Le parole del batterista Mickey Hart alla fine dell&#8217;ultimo concerto del <em>Fare Thee Well</em> reunion tour sintetizzano al meglio, ancora oggi, il loro Spirito: &#8220;The feeling we have here, remember it, take it home and do some good with it. I’ll leave you with this: Please, be kind.&#8221;</p>
<p>Al di là della Musica, una Filosofia di vita.</p>
<p><a title="Grateful Dead, il Gesto Etico" href="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2016/01/Grateful-Dead.pdf">Grateful Dead</a></p>
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		<title>David Bowie</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2016 13:41:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimilianocarocci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le considerazioni sulla morte di David Bowie, la sua vita coraggiosa, la profonda dedizione all&#8217;Arte &#8211; nel suo concetto più alto e generoso &#8211; nelle parole di Luciano Bolzoni. &#160; TROPPO PRESTO (In direzione ostinata e contraria) &#160; Mi chiedo se questi cambiamenti ti abbiano lasciato almeno una cicatrice come tutti i cerchi in fiamme [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2016/01/Bowie.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-432" title="Bowie" src="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2016/01/Bowie.jpg" alt="" width="263" height="192" /></a>Le considerazioni sulla morte di David Bowie, la sua vita coraggiosa, la profonda dedizione all&#8217;Arte &#8211; nel suo concetto più alto e generoso &#8211; nelle parole di Luciano Bolzoni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center">TROPPO PRESTO</p>
<p align="center">(In direzione ostinata e contraria)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Mi chiedo se questi cambiamenti<br />
ti abbiano lasciato almeno una cicatrice<br />
come tutti i cerchi in fiamme del fuoco<br />
che io e te abbiamo attraversato</em></p>
<p>Funeral for a friend</p>
<p>(Elton John/Bernie Taupin)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La frana emotiva che ci ha investito in  questi giorni in cui abbiamo assistito alla coincidente rinascita e alla immediata fulminea ri-scomparsa – definitiva (ma forse no) –  dell’Angelo Bowie mi ha fatto venir voglia di aggiungere qualcosa di mio alle tante voci che hanno  accompagnato questo allontanamento dalla scena di un protagonista della nostra vita di sempre.</p>
<p>L’allontanamento è giunto inaspettato e non è sicuramente paragonabile ad altri. Non è scomparso solamente un cantante, un musicista, ma un modo di esprimere quello strano gioco dell’uomo che si chiama arte (e non solo). Scusate se mi fermo a questa banalità e non cito tutto il resto. Per ora non serve. Che piaccia o no a quel sacco di aridità mostrato nei social di chi non ha gradito o che solamente non è in grado di capire (peggio ancora) la forza di questa valanga di reazioni che si è manifestata ovunque, dall’inchiostro della carta all’etere dei social  fino alle televisioni che hanno imbastito orribili trasmissioni infarcite di testimonianze e vecchi videoclip,  questo è ciò che si è liberamente manifestato: una fragorosa testimonianza di emozione, forza, disperazione ma anche di conferma e di dubbio. Una frana emotiva appunto. Poco lacrimosa a dire il vero a conferma non solo dell’amore e del trasporto nei confronti di un proprio “idolo” (sia chiaro, David non era questo bensì ben altro, molto altro) ma del valore sottopelle che David Bowie ha suscitato in noi, artista entrato piuttosto rumorosamente nella storia della società, attraverso i tanti lati dell’esistenza culturale di un mondo che, nel secolo scorso, aveva a disposizione tanto tempo per modificarsi e che, piuttosto, nel ventennio del dopoguerra, lo fece talmente repentinamente da gettare delle fondamenta indistruttibili della cultura che verrà.</p>
<p>Bowie era qui da tempo, da molto tempo, da ere intere attraversate con gesti eleganti e spesso arroganti, tempi in cui, praticamente tutte la messe di prove che ha sperimentato (eccetto forse le prime esperienze con The Lower Third), hanno dimostrato un evidente e costante gioco di anticipazione rispetto alla solita ansia di conferma che usualmente insegue un artista, in una continua ed ostinata contraddizione dei risultati raggiunti. Prendiamo solo la finta scomparsa di Ziggy dopo il noto concerto in cui si dilegua vestito da pagliaccio e riappare qualche tempo dopo abbigliato con il doppiopetto. E tutto in tempi di glam, dove le pedane abbondavano di zatteroni (Bolan insegna a Bowie, Bowie agli altri…) portati da Slade e Sweet che cantavano titoli appropriati all’abbigliamento che indossavano: Chop chop, Poppa joe o Wig Wag Bam.</p>
<p>Bowie si ferma e riparte in altra direzione.</p>
<p>Viene da dire: in direzione ostinata e contraria, come dichiarava polemicamente Faber, guarda caso anche lui scomparso l’11 gennaio.</p>
<p>Negi ultimi anni Bowie si era un po’ allontanato da noi ma non noi da lui. Forse ci era anche un po’ presente dopo l’apparizione del suo non banale problema cardiaco, occorso su un palco nel 2004, che lo ha allontanato in maniera quasi definitivo dalle scene. Ma ai miti non vengono infarti. Alle stelle non è permesso ammalarsi. Abbiamo quindi accettato di sopportare la sua umana decisione di centellinare le proposte che, dal 2004 ad oggi, oltre a mostrarlo un po’ troppo invecchiato – ma anche le stelle invecchiano, Neil &amp; Pete ne sanno qualcosa, avendo giocato entrambi con i termini ruggine, polvere e fuoco –  hanno prodotto piuttosto poco. Umano, logico, conseguente. Dal momento in cui si stava fermando il suo cuore Bowie ha elargito qualche sparuta apparizione su un palco non suo e il solo <em>The next day</em> del 2013 più la raccolta <em>Nothing has changed</em> che già conteneva <em>Sue</em>, rifatta anche per <em>Blackstar</em>, oltre ovviamente alle immancabili stampe e ristampe, in linea con tutti i suoi colleghi, Stones in testa, prodotti che non potendo più riempire le vetrine dei pochi negozi musicali rimasti, almeno arredano le polverose teche dei collezionisti musicali (come me d’altronde).</p>
<p>Certo che lunedì mattina, un po’ prima delle 8, è sembrato tutto uno scherzo o un artificio di marketing, ma orchestrato per cosa poi? Per vendere qualche cd in più? Impossibile e completamente infruttuoso. Quindi  l’11 gennaio è stata un’orrenda giornata in cui siamo stati costretti a rioccuparci di lui, solo una manciata di ore dopo l’uscita del suo nuovo disco, <em>Blackstar</em>, già additato come un capolavoro prima e come documento testamentale poi.</p>
<p>Ma chissà se Bowie pensava a questo. Io non credo. Io non ci credo.</p>
<p>Ma Bowie se ne è andato per davvero e, come qualcuno ha scritto senza ironia, probabilmente sono venuti a riprenderselo da un remoto lassù. Forse si è solo allontanato, ma non lo vedo entrare semplicemente nella lista dei “tanti”, troppi rocker che assumono un diverso rilievo e significato a seguito della loro dipartita. Solo pochi giorni fa Lemmy. Chissà se si conoscevano…</p>
<p>Quindi è molto difficile raccontare come mai siamo così smossi. Quasi impossibile.</p>
<p>David Bowie, la rockstar con il panfilo a Portofino, la stessa rockstar che legge ai bimbi di Mustique un libro illustrato, seduto con loro sulla scalinata della scuola, non era solo una “stella” (del rock e più). Era anche un sottile intenditore dell’animo umano quando rapportato alle qualità artistiche di un individuo, di un gruppo, di un movimento. Anche di una danza. Era un valutatore. Un anticipatore. Era mittente e committente al tempo stesso di un mondo musicale che, al tempo, non andava solo guidato ma anche interpretato.</p>
<p>Bowie non era un semplicemente un talent scout come qualcuno pensa e scrive ma piuttosto una sorta di affabile signore dedito alla riscoperta (più che alla scoperta) di talenti impolverati e stanchi prima del tempo, si pensi solo al rilancio di Reed e di Iggy, episodi passati semplicemente riaffermando l’identità di uno stile e non già attraverso l’esportazione forzata del proprio: il solo ascolto oggi di <em>Raw power</em> di Iggy and The Stooges (così era riportato  sulla copertina del lp: proprio così) fa intendere quali fossero le intenzioni di basi del progetto cioè riaffermare in modo perentorio e disordinato quale fosse lo stile pre-punk degli Stooges e del loro capo e, non a caso, RP è un prodotto musicale che si fatica ad ascoltare anche oggi, che colpisce e stordisce già dal primo riff, grezzo fino all’assurdo, nonostante la produzione di Bowie e le potenzialità dei mezzi tecnici raggiunti allora, si pensi solo alla qualità sonora di <em>Pin Ups</em>, uscito nello stesso anno. Questo fece David: raccolse quella che era l’assurda esistenza di Iggy Pop e la tradusse in musica. Il caos divenne cultura. Search and destroy!</p>
<p>Bowie capì in anticipo di avere le qualità non solo per anticipare quello che verrà in tema musicale ma, per fortuna sua (e nostra), decise di essere prima di tutto un musicista, un rocker innanzitutto. Non solamente, certo, ma, ripeto, l’uomo scelse un mestiere che aprì definitivamente una voragine nella cultura musicale dell’epoca, certo non solo in quella ma, rispetto agli Stones e agli Who ad esempio, che fecero loro la musica popolare americana (dal blues al soul) reinterpretandola, lui andò oltre con una testarda voglia di gettare all’aria ogni volta il tavolo. Soprattutto dopo i successi.</p>
<p>Esempi? La famosa trilogia berlinese che troppo a torto viene considerata omogenea per la compagine artistica che l’ha licenziata ed il luogo di lavoro scelto (<em>Low</em> ed <em>Heroes</em> sono cosa assolutamente differente da <em>Lodger</em>) ma che non lo è affatto e che viene alla luce mentre a Londra imperava l’iconoclastia rock del punk. E nello stesso periodo richiama a sé Iggy e al posto di lanciarlo come padrino del punk (<em>The Punk and the Godfather</em>?), era ovvio e facile dopo <em>Raw Power</em>, il posto era suo di diritto, lui, il gioiello James, che rischiò di sostituire il Re Lucertola nel suo gruppo, ma cosa fa Bowie? Lo produce due volte nello stesso anno (1977) con due capolavori di pop simil-elettronico <em>The idiot</em> e <em>Lust for life</em>. Zero punk. Forse neanche un riff di rock’n’roll. Funtime!</p>
<p>Bowie influenza tutti o quasi. Inoltre rubacchia qui è là. Jagger ne sa qualcosa. Mai presentare un disegnatore a Bowie prima di averlo utilizzato…</p>
<p>Dalla produzione alla partecipazione il passo è piuttosto breve… Alcuni nomi nella sua orbita? Divento volutamente il più banale dei compilatori: King Crimson &amp; Fripp, Roxy Music, Brian Eno, Adrian Belew, Queen; ma la lista si allunga e arriva ai Nine Inch Nails, ai Pet Shop Boys – sì anche loro! – agli Arcade Fire passando per gli axemen Peter Frampton, Earl Slick, Mick  Ronson, Steve Ray Vaughan, Carlos Alomar. E John Lennon, mica poco. E Nile Rodgers. E arriviamo al batterista dei Weather Report. Ma anche gli Stones, sì pure loro, con cui David imbastisce nella casa di Wood la struttura corale di <em>It’s only rock’n’roll</em>.  Ma anche Pete Townshend un paio di volte, ricordo <em>Because you’re young</em> di Scary monsters e probabilmente <em>Slow burn</em> in <em>Heathen</em>.</p>
<p>In tema di influenza è meglio evitare sbagli ed omissioni. E, per pietà e disistima, evito inoltre  di citare qui ridicoli artisti nostrani a dir loro “bowiani”, colorati quanto inutili: non arrivo a tanto, non potrei.</p>
<p>E mentre si occupava di altri o con altri collaborava, Bowie continuava a fabbricare la sua scatola emotiva in modo preciso ma neanche tanto pazientemente, spaziando letteralmente in aree non ancora percorse dal mondo capendo, prima degli altri, molto ma molto prima, quale fosse in quel momento la strada precisa da percorrere. Ma la strada poteva anche non essere precisa. Poteva anche rivelarsi fuori meta: vedi <em>Tonight</em> del 1984, <em>Never let me down</em> del 1987 oppure <em>Black tie white noise</em> del 1997. Piccoli gioielli per chi scrive. Poco o nulla per i più.</p>
<p>Tralasciamo i capolavori. A che servirebbe citarli?</p>
<p>L’11 mattina il destino o più semplicemente l’influenza provocata dall’uscita di <em>Blackstar</em> di qualche giorno prima mi ha suggerito di ascoltare Bowie (il live On air)  proprio quando la notizia mi ha raggiunto, ha raggiunto tutti. Un tempo l’avremmo saputo da un rai-giornale o alla sera dal telegiornale televisivo, seduti a tavola.</p>
<p>E ora è facile parlare e straparlare di <em>Blackstar</em>. E andiamo allora con la mente a qualche attimo prima dell’atto finale dell’11 gennaio e torniamo ai giorni che precedono il compleanno di Bowie, data opzionata da tempo per far uscire il disco, che fa comodo adesso trasformare in un testamento, “<em>Blackstar: Bowie trasforma la propria morte in un&#8217;opera d&#8217;arte</em>” tuona un giornale provinciale italiano, come se adesso ci fosse bisogno, tanto per cambiare, dell’ennesima nuova notizia, non importa se bella o pessima, che sia in grado di far virare  l’uscita discografica di uno dei pochi sopravvissuti del tempio del rock’n’roll sulla strada dell’ennesimo capitolo di una saga che vuole ora e sempre trasformare una notizia in una bomba. E di bombe di questi tempi non ne sentiamo proprio il bisogno.</p>
<p>Allora facciamolo subito, diciamo che il disco non è un capolavoro e non è il suo (ultimo) capolavoro. Ci mancherebbe. Come potrebbe? E’ un disco quasi jazzato e quasi non vuol dire tutto, suonato da splendidi ed algidi musicisti del panorama newyorkese  (pare) assoldati di recente. Prodotto dall’amico Tony. Un bel disco, cupo (poi ora ancora di più) ma non è <em>Station to station</em>, assolutamente, pur contenendo buoni pezzi come <em>Lazarus</em> e <em>Dollar days</em> e la stessa title track.</p>
<p>Ma è un suo disco. E’ il suo ultimo disco. E tanto mi basta. E temo che a dispetto della cascata discografica che seguirà, qui ci dobbiamo fermare.</p>
<p>Non mi interessa trasformare un disco in un epitaffio anche se lo è. Non ne sono capace.</p>
<p>Arrivata da poco la notizia dell’avvenuta cremazione di Bowie che diventa un non-funerale. C&#8217;era da aspettarselo.</p>
<p>Ashes to ashes ovviamente.</p>
<p><em>Da qualche parte qualcuno mi chiama/Quando le carte sono in tavola/Sono solo un viaggiatore/Forse è solo un inganno della mente, ma in qualche posto c&#8217;è un cielo al mattino/Più blu degli occhi suoi/In qualche posto c&#8217;è un oceano innocente e selvaggio.</em></p>
<p>(Move on, 1979).</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Giorgio Ambrosoli</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Apr 2013 12:55:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ambrosoli, il fiume da lontano La vita e il sacrificio di Giorgio Ambrosoli, &#8220;l&#8217;Eroe biorghese&#8221; del romanzo di Corrado Stajano, ed ora anche de &#8220;La Scelta&#8221;, graphic novel di Gianluca Buttolo. La Sua vicenda tragica e potente come un mito platonico. I canoni filosofici dell&#8217;Imperativo categorico di Kant e dello Spirito del Mondo di Hegel, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2013/04/Ambrosoli.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-437" title="Ambrosoli" src="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2013/04/Ambrosoli.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a title="Giorgio Ambrosoli" href="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2013/04/Ambrosoli-il-fiume-da-lontano.pdf">Ambrosoli, il fiume da lontano</a></p>
<p>La vita e il sacrificio di Giorgio Ambrosoli, &#8220;l&#8217;Eroe biorghese&#8221; del romanzo di Corrado Stajano, ed ora anche de &#8220;La Scelta&#8221;, graphic novel di Gianluca Buttolo.</p>
<p>La Sua vicenda tragica e potente come un mito platonico. I canoni filosofici dell&#8217;Imperativo categorico di Kant e dello Spirito del Mondo di Hegel, la scenografia dell&#8217;Italia degli anni &#8217;70, entità a-morale di un eterno presente di Mafia, Vaticano, Banche.</p>
<p>Parole di Stafano Ambra.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Baudelaire, il Gesto Etico</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Apr 2013 16:54:55 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2013/04/baudelaire.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-140" title="baudelaire" src="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2013/04/baudelaire-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a><a href="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2013/04/Baudelaire-il-Gesto-Etico.pdf">Baudelaire, il Gesto Etico</a></p>
<p>La trasformazione del pensiero dagli Illuministi dell’ <em>Encyclopédie</em> a Baudelaire &#8211; l’oscuramento di un orizzonte tematico costruttivo in relazione al rapporto tra singolo e collettività &#8211; è comprensibile anche ricordando le nefaste evoluzioni storiche che si abbatterono sull’Europa, e la Francia in particolare, tra la fine del Settecento e la metà dell’Ottocento: il sangue della Rivoluzione che fa germogliare prima il terrore giacobino e poi l’imperialismo napoleonico; successivamente la restaurazione e l’ultimo vagito di libertà con i moti del ’48; la seconda Repubblica inghiottita dal conservatorismo di Luigi Bonaparte; i terribili guasti e le enormi voragini sociali aperte dalla rivoluzione industriale, i conseguenti privilegi portati dalla tecnica.</p>
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		<title>Sacco e Vanzetti</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Apr 2013 12:20:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; Bartolomeo Vanzetti, avete qualcosa da dire prima che la condanna a morte sia resa esecutiva? «Sì, ho da dire che sono innocente, in tutta la mia vita non ho mai rubato e non ho mai ammazzato. Non ho mai versato sangue umano, io. Ho combattuto per eliminare il delitto, primo fra tutti lo sfruttamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><em><a href="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2013/04/220px-Sacvan.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-80" title="sacco e vanzetti" src="http://www.massimilianocarocci.net/wp-content/uploads/2013/04/220px-Sacvan.jpg" alt="" width="220" height="161" /></a>Bartolomeo Vanzetti, avete qualcosa da dire prima che la condanna a morte sia resa esecutiva?</em></p>
<p>«Sì, ho da dire che sono innocente, in tutta la mia vita non ho mai rubato e non ho mai ammazzato. Non ho mai versato sangue umano, io. Ho combattuto per eliminare il delitto, primo fra tutti lo <strong>sfruttamento dell&#8217;uomo da parte dell&#8217;uomo</strong>. E se c&#8217;è una ragione per la quale sono qui è questa e nessun’altra. Una frase, una frase signor Kezman mi ritorna sempre alla mente: &#8220;Lei signor Vanzetti è venuto qui nel paese di Bengodi per arricchire!&#8221; È una frase che mi dà allegria, io non ho mai pensato di arricchire. Non è questa la ragione per cui sto soffrendo e pagando; sto soffrendo e pagando per colpe che effettivamente ho commesso: sto soffrendo e pagando perché sono <strong>anarchico</strong><strong> </strong>- <em>e mi sun anarchic!</em> -, perché sono <strong>italiano</strong>, e io sono italiano. Ma sono così convinto di essere nel giusto che se voi aveste il potere di ammazzarmi per due volte, e io per due volte potessi rinascere, <em>rivivrei<strong> </strong></em>per fare esattamente le stesse cose che ho fatto! Nicola Sacco, il mio compagno Nicola! Sì, può darsi che a parlare io vada meglio di lui, ma quante volte, quante volte guardandolo, pensando a lui, a quest&#8217;uomo che voi giudicate ladro e assassino e che ammazzerete. Quando le sue ossa non saranno che polvere e i vostri nomi, le vostre istituzioni non saranno che il ricordo di un passato mai detto, il suo nome, il nome di Nicola Sacco sarà ancora vivo nel cuore della gente.<br />
Noi dobbiamo ringraziarli, senza di loro non saremmo morti come due poveri sfruttati: un buon calzolaio, un bravo pescivendolo, e mai in tutta la nostra vita avremmo potuto sperare di fare tanto in favore della tolleranza, della giustizia, della comprensione fra gli uomini.<br />
Voi avete dato un senso alla vita di due poveri sfruttati.»</p>
<p>Pochi altri Uomini e Dolori detengono e portano l&#8217;Onore e la Grazia di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. Non è solo il Loro Martirio ad illuminare il senso profondo della scelta anarchica; è l&#8217;Umanità, la &#8220;Pietà che mai cede al rancore&#8221;, un senso di pudica Dignità che fende la nostra memoria ogni volta ritorniamo a viverne il sacrificio. La meschinità degli accusatori, la falsità delle loro prove smaschera il progetto politico americano di inizio &#8217;900 fino alla sua essenza: una banale ritorsione contro le Idee libertarie dei due Immigrati. E tale degradazione, morale e istituzionale, fa splendere ancora di più la forza pacata e umile di Sacco e Vanzetti. Lo Sconfitto è sacrificato ma non vinto. Egli Vive nella naturale purezza del Suo Coraggio, nell&#8217;Uomo che non tradisce ciò che non vuole possedere, ma ciò che Egli stesso è, per scelta e per volontà: il Sentimento di Bellezza che gli respira dentro, la Libertà, la Pace. La Dignità.</p>
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